Per la rapina commessa da Giuseppe Buono in casa di un’anziana di 85 anni, picchiata e lasciata a terra priva di sensi il 2 luglio scorso, c’è un altro indagato. Si tratta di un uomo che abita nello stesso condominio della vittima. La Procura di Nocera Inferiore ne aveva chiesto l’arresto, ritenendolo complice del primo, ma il gip ha rigettato la misura cautelare ritenendo insufficienti gli elementi raccolti. Giorni dopo l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per il 41enne di Baronissi, Giuseppe Buono – già in carcere per l’omicidio Martino di Salerno – sono ancora diverse le circostanze da chiarire per quanto accaduto a Baronissi, quel giorno d’estate. La prima è la presenza di un secondo uomo, in casa, durante la rapina. Lo ha detto l’anziana ai carabinieri di Mercato San Severino, quando fu sentita giorni dopo l’aggressione. Spiegò di aver visto almeno due persone. Ad aggredirla fu uno soltanto, ma la vittima ricorda di aver visto anche una seconda persona. I primi elementi raccolti dai carabinieri della compagnia di Mercato San Severino riportarono sia a Buono, che alla persona che vive nello stesso condominio della vittima. Non è da escludere che la donna si sia confusa, nella sua deposizione, quando ha dovuto fornire spiegazioni sulla descrizione di quella persona. C’è poi il giallo di una telefonata, che giorni prima aveva ricevuto il marito della vittima, un uomo di 91 anni. Ai carabinieri spiegò che una persona – di cui non ricordava le generalità – si era messo in contatto con lui, chiedendo informazioni sugli spostamenti di un’automobile. Pare fosse interessato ad acquistarla, al punto da chiedere se quel veicolo appartenesse proprio all’anziano. Per gli investigatori, la telefonata potrebbe rappresentare un tentativo di capire in quali momenti della giornata il marito della vittima usciva di casa. Forse per permettere al ladro di agire indisturbato. L’ipotesi, dunque, che Buono possa essersi servito di un complice è al momento in piedi, seppur gli elementi raccolti dai militari nella fase dell’indagine, non sono stati ritenuti sufficienti dal gip. Il condomino che vive nello stesso palazzo dell’anziana resta indagato a piede libero. Per lunedì è intanto fissato l’interrogatorio per Giuseppe Buono. L’indagato è assistito dall’avvocato Assunta Mutalipassi.

Stando a quanto ricostruito, quel giorno l’uomo aveva forzato la porta d’ingresso della vittima, per poi fare ingresso all’interno. Il 41enne di Baronissi viveva a soli 200 metri di distanza da quel condominio. In casa non c’era nessuno, la donna era uscita a passeggio con il cane. Non c’era neanche il marito. Circostanza – da chiarire – che lascia pensare che Buono non abbia agito in maniera sprovveduta, ben sapendo che l’appartamento fosse vuoto. Il 41enne era stato poi scoperto dall’85enne, che aveva fatto rientro a casa. La vittima fu aggredita a calci e pugni. Prima di andare via, l’indagato portò via 26mila euro: 5000 nascosti in camera da letto e 21mila in un altro cassetto, oltre ad oggetti preziosi. L’anziana fu trovata a terra, dal marito, poi trasferita all’ospedale Ruggi priva di sensi. Una volta ripresa, aveva identificato in modo chiaro Buono, aggiungendo poi di aver visto in casa anche una seconda persona. Sette giorni dopo, Buono farà irruzione in casa delle sorelle Martino, a Salerno, portando via 3400 euro. Scoperto dalle sorelle, colpì entrambe con un bastone in ferro, uccidendo la 91enne Maria Grazia Martino e ferendo la sorella Adele, di 87 anni. A differenza del colpo di Baronissi, Buono conosceva bene le due sorelle, presso le quali aveva fatto da badante. Così come per Baronissi, anche per la rapina consumata in via San Leonardo a Salerno il 9 luglio, la Procura continua le indagini per individuare un possibile complice che avrebbe aiutato l’uomo. In tal caso, si attende di sentire Adele Martino, la sorella sfuggita alla morte e in fase di ripresa, dopo quel giorno.

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