Cose dell’altro mondo. Sul caso housing sociale l’amministrazione di Sant’Arpino ne sta combinando di tutti i colori. L’ultima “genialata” è la delibera di giunta con la quale “viene autorizzato il sindaco Giuseppe Dell’Aversana a presentare esposto-denunzia alla Procura” sulla vendita illegittima da parte dell’imprenditore Santolo D’Ambra di un immobile da cedere al Comune per essere destinato alle giovani coppie. Dopo il provvedimento dell’esecutivo nessuno si meraviglierebbe se nei prossimi giorni facesse capolino al municipio un’ambulanza con personale in camice bianco e dicesse agli assessori: “state calmi, venite con noi, vi portiamo in un posto tranquillo”. Con questa decisione infatti i componenti della squadra di governo (ci delude in particolare Salvatore Lettera) hanno ampiamente travalicato i limiti della follia. Solo dei pazzi potrebbero firmare un atto per concedere il “permesso” al primo cittadino di depositare un esposto per fare luce sulle tante ombre che hanno oscurato l’iter tecnico dei tre dell’housing sociale. Qualsiasi persona sana di mente si chiederebbe: “cosa c’è da autorizzare?”. Un pubblico ufficiale se viene a conoscenza di un presunto reato ha l’obbligo di denunciare il fatto. Ancora più ridicola la posizione del sindaco. Ha presieduto la giunta. E quindi ha autorizzato se stesso! Incredibile. Per rendere meno “indecente” il provvedimento il segretario comunale Fabiana Lucadamo ha indossato i panni da trapezista. “…Preso atto – si legge nella delibera (clicca qui) – che non sia necessario, allo stato, procedere con l’affidamento di incarico ad un legale per la proposizione dell’esposto in quanto la presentazione della denuncia in oggetto è atto di parte per il quale non è necessario il patrocinio e l’assistenza di un legale. Infatti la querela si sostanzia in un’esposto-denunzia rivolto all’Autorità Giudiziaria contenente la mera narrazione di fatti a rilevanza penale. La querela è un atto del privato cittadino da cui scaturisce l’apertura di un procedimento penale”. In un altro passo viene inoltre precisato che “…ciascuno degli amministratori presenti può redigere l’atto di querela personalmente”. Per non dubitare sull’igiene mentale di sindaco e assessori si presuppone quindi che gli amministratori abbiano confuso un documento di indirizzo politico su una questione con possibili risvolti penali con un atto deliberativo. Siamo comunque al teatro dell’assurdo.

Salvatore Compagnone e Maria Rosaria Coppola

Com’è tuttora inspiegabile che nel 2016 e per soli tre mesi (giugno-luglio-agosto) il sindaco Dell’Aversana collocò a capo dell’Utc Salvatore Compagnone, laureato in Legge. Nella pianta organica comunale erano presenti un geometra e un ingegnere. Un incarico ad interim per svolgere la gestione ordinaria. In un batter d’occhio quell’attività divenne “straordinaria”. Il 22 luglio, pochi giorni dopo il suo insediamento, Compagnone rilasciò il permesso di costruire n. 19 (richiesta rimasta nel cassetto per anni) a Santolo D’Ambra per la realizzazione di 3 edifici di 4 piani. Non osiamo immaginare cosa avrebbe combinato se non si fosse limitato all’ordinario! Dopo essersi guadagnato il pane al timone dell’Utc, nel settembre 2016 il dottore in Giurisprudenza Compagnone viene rimosso e torna a occuparsi prevalentemente del settore Affari legali. Nello stesso mese la nipote Maria Rosaria Coppola, avvocato e all’epoca capogruppo di maggioranza, ottiene un incarico legale da parte della società Hidros Point di Ciro D’Ambra, figlio di Santolo D’Ambra (clicca qui). L’incarico è conferito l’8 settembre 2016. Una data storica per l’Italia e fortunata per la Coppola e l’allora fidanzato Salvatore Capasso, oggi suo marito, con cui condivide lo studio con sede in via Porta Capua a Casal di Principe e in via Plauto a Sant’Arpino, presso un immobile di proprietà della famiglia Compagnone. È un caso, per carità. Al limite un piccolo indizio. Ma non fa testo. Per Agatha Christie per avere una prova ne occorrono almeno tre.

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