Dura lex, sed lex. Lo dicevano i Romani quasi duemila anni fa. E oggi il brocardo è tra i più attuali di sempre. La legge è dura, ma è legge. Sempre e comunque. Anche quando è rigorosa. E va rispettata o fatta rispettare. Si chiama Stato di diritto, affermatosi grazie alla rivoluzione francese. Gli avvocati veri ne hanno piena contezza. Quelli occulti e imbroglioni invece aggirano le norme e consigliano di farlo. Alla luce dell’evoluzione giurisprudenziale l’antica massima ha significato preciso e inequivocabile: nessuno può porsi al di sopra della legge. In questo solco si può solo plaudire al provvedimento attuato dal Comune di Sant’Arpino che finalmente ha disposto la rimozione delle piante dai marciapiedi di alcune strade. Arbusti enormi che creavano intralcio, impedendovi di fatto il passaggio, a mamme con carrozzine, disabili e pedoni. Ci sono voluti anni, va detto. È stata necessaria la riorganizzazione delle aree della macchina amministrativa, con Franco Dell’Aversano promosso, tra l’altro, a comandante della polizia municipale. E c’è voluto, lasciatecelo dire, anche il clamore mediatico suscitato Campania Notizie che già molto tempo fa ha sollevato il caso. Ma alla fine la legalità è stata ripristinata. Meglio tardi che mai. Questo è certo. Perché risultava insopportabile la visione di marciapiedi pubblici “acquisiti” di fatto a proprietà privata. Non solo. La presenza di piante di grosse dimensioni rendeva molto più rischiosa la percorrenza delle strade per gli automobilisti, come dimostra un incidente avvenuto in via Montale lo scorso settembre (lo attesta un sopralluogo dei vigili urbani). Ieri la ditta incaricata dal Comune ha rimosso gli arbusti non solo in via Plauto ma anche in via Gobetti e in via De Gasperi.

PROTESTA LA MOGLIE DEL DIPENDENTE COMUNALE COMPAGNONE

Un caso nel caso era rappresentato dall’occupazione dei marciapiedi antistanti l’abitazione dell’ex responsabile comunale degli Affari Generali e Legali Salvatore Compagnone. Come balza agli occhi dalle foto pubblicate circa un anno fa da Campania Notizie (in basso) i marciapiedi di via Montale, angolo via Plauto, erano invasi da alberi e piante che, secondo Carmela Falace, intestataria della casa e moglie di Compagnone, sarebbero spuntati dal nulla o impiantati da non si sa chi. Attraverso un giornalino online locale sempre pronto a riportare acriticamente le rimostranze della famiglia Compagnone (è memorabile la protesta del padre, proprietario di una cappella abusiva, sulle condizioni del cimitero), la moglie del dipendente comunale ha gridato allo scandalo: “Un vero e proprio sfregio alla natura attuato senza scrupoli proprio nella Terra dei fuochi, dove è in atto da anni un braccio di ferro tra camorra e ambiente, tra inquinamento e salute dei cittadini”. Ma è uno scherzo? Il rispetto della legge diventa uno sfregio alla natura! Le sue affermazioni si commentano da sole. Con questa logica chiunque può appropriarsi di suolo pubblico per impiantare alberi senza autorizzazione. Mica siamo nella foresta amazzonica! Con una narrazione da picchi glicemici, come se gli arbusti rimossi fossero i suoi (lei dichiarò all’atto del sopralluogo di non saperne nulla), la signora Falace equipara un ordinario intervento di ripristino della legalità a una “vendetta trasversale, le piante di via Montale e via Plauto sono state estirpate, anzi tagliate alla stregua delle esecuzioni praticate in Medio Oriente dagli estremisti islamici”.

Un po’ esagerato, no? Invece di complimentarsi con l’amministrazione comunale che per una volta ha fatto una cosa buona e giusta una cittadina, che avrebbe peraltro dovuto segnalare alle autorità la presenza di piante abusive sui marciapiedi di casa propria impartisce, una lezione (a nero) al sindaco Giuseppe Dell’Aversana e al responsabile dell’Utc Vito Buonomo. Il mondo alla rovescia. Anche perché gli alberi rimossi saranno regolarmente reimpiantati nei parchi pubblici. E quindi la moglie di Compagnone perché è così inviperita? Le piante caricate sul camion della ditta incaricata dell’intervento non finiranno al macero. Diventeranno bene pubblico. Salvo che la signora Falace non se le sia tenute gelosamente per sé.  Ipotesi di quarto tipo, direbbero i greci, visto che lei stessa ha dichiarato di non averne disposto la piantumazione. L’irata consorte del dipendente comunale critica gli amministratori anche per l’esborso di soldi pubblici (4.000 mila euro) per attuare l’intervento. E che vuol dire? Quindi per risparmiare denaro l’amministrazione dovrebbe soprassedere sugli illeciti e le irregolarità commesse dai cittadini? Suvvia. Le città si trasformerebbero in foresta amazzonica e Far West. Per giunta, come per i signori Bindo, i costi dell’intervento sono andati a carico dei privati, che hanno ammesso con grande senso civico e onestà intellettuale che si trattava di piante di famiglia. Insomma, mai come stavolta il comportamento del Comune e dei funzionari è stato ineccepibile in quanto finalizzato esclusivamente a rispettare le norme in materia di sicurezza stradale e di tutela dei pedoni.

I POST FB DELL’EX ASSESSORE IAVARONE E DI TERRA MIA

A fronte di ciò ci lascia di gesso la considerazione social (in basso) dell’ex assessore Roberto Iavarone che pone una questione di priorità. “Prima le caditoie”, scrive in un post su Fb. Prima di cosa? I marciapiedi in via Montale sono occupati abusivamente da decenni. A pensarci bene l’intervento dell’ex esponente della giunta Savoia non sorprende più di tanto. La moglie di Iavarone è cugina della signora Falace. E soprattutto non appena si sente profumo di voto fa l’incendiario. L’opposto di quello per cui è pagato dai cittadini campani. È infatti dipendente della Sma, società in house della Regione, che si occupa, sulla carta, di prevenzione e contrasto degli incendi nelle aree boschive. Oltre che, sempre a chiacchiere, di risanamento ambientale, monitoraggio del territorio e riassetto idrogeologico. Mettiamo in palio un miliardo di euro per chi avesse mai visto in vita sua in azione un lavoratore in carne e ossa della Sma. La società è un carrozzone politico intriso di clientelismo. Iavarone ne entra a far parte, si presume con meriti essendo un laureato in Economia e Commercio con tanto di master (conseguito a sue spese?). Siamo nel primo decennio del 2000. Il dominus della Regione è Antonio Bassolino. Non esiste ancora il Pd. Erano i tempi dell’Ulivo. E i Ds erano il principale partito della sinistra. Sant’Arpino rispecchia lo schema regionale. Iavarone entra a piè veloce nella Sma in clima natalizio. Per la serie: “i parolai rossi”.

Altrettanto scioccante è il giudizio espresso sempre su Fb (in basso) dal movimento ambientalista Terra Mia. “Quando si taglia un albero in queste terre dominate dal cemento è come privarsi di un pezzo d’aria”. Ovvia. Ma pure quando sono piantiti abusivamente? Che discorsi sono! Gli ambientalisti fanno un’altra osservazione: “Si poteva reimpiantarlo da un’altra parte, almeno avremmo salvato un essere vivente”. Giustissimo. Se i proprietari avessero segnalato l’abuso a tempo debito l’albero poteva essere espiantato senza distruggere la sede stradale. Dopo decenni è impossibile farlo. Infatti le piante medio-piccole rimosse in via Montale sono integre e potranno essere collocate in luoghi pubblici per salvare “la vita degli essere umani”. Ci auguriamo che Terra Mia solleciti l’amministrazione comunale per utilizzare quelli intatti e impiantabili tolti davanti all’abitazione di Compagnone. A proposito dell’ex funzionario degli Affari generali e legali. Ci torna in mente un suo post biblico: “Il tempo mette ognuno al proprio posto… ogni regina sul suo trono… ogni pagliaccio nel suo circo… (Ezechiele, salmo 22, versetto 71”. Parole sante.

LA DETERMINA DI RIMOZIONE DELLE PIANTE

LE FOTO PRIMA E DOPO L’INTERVENTO

IL POST DELL’EX ASSESSORE ROBERTO IAVARONE

IL POST DEL MOVIMENTO AMBIENTALISTA TERRA MIA

IL CELEBERRIMO POST DI SALVATORE COMPAGNONE

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