Galeotta fu la strada. Negli ultimi tempi via Bachelet è diventata una delle vie più conosciute di Orta di Atella. Ad accendere i riflettori sull’arteria è stata la vicenda riguardante un lungo rosario di presunti abusi edilizi commessi nella realizzazione del palazzo del vicesindaco Vincenzo Tosti. Dai primi sopralluoghi effettuati dalle forze dell’ordine e dai tecnici comunali sono emerse tante di quelle irregolarità urbanistiche da dover ricorrere alla calcolatrice dell’iPhone per non perdere il conto. A quanto pare l’edificio è stato costruito in palese difformità rispetto alla concessione edilizia. Addirittura sarebbero stati realizzati diversi appartamenti in più rispetto a quanto autorizzato dall’Utc. E non finisce qui. La variante alla licenza sarebbe zeppa di dichiarazioni mendaci fino ad arrivare alla falsificazione dei grafici. Insomma una storia da furbetti del quartierino che si sono arricchiti con una speculazione mastodontica. Leggendo il contenuto di due esposti apocrifi Tosti avrebbe acquistato la casa pur sapendo delle gravi irregolarità urbanistiche. E oggi che tutta la scomoda verità sta venendo a galla si trova in cattive acque. In tanti tra la gente si chiedono se è “normale” che il numero due dell’amministrazione griffata Vincenzo Gaudino sia nel contempo un governante e un abusivo. Qualcuno inizia a dire che nella sua situazione non può che essere un governante abusivo. Nel senso che per opportunità politica dovrebbe rassegnare le dimissioni. Ma l’esponente di Città Visibile non ne vuole nemmeno sentire parlare. In otto mesi di mandato ha dimostrato di trovarsi completamente a suo agio sulla soffice poltrona di vicesindaco. I più maliziosi sostengono che sia ovvio: “Quando gli ricapiterà più un’occasione così?”, si chiedono retoricamente.

LE DIMISSIONI DI TOSTI UNA CHIMERA. PICCIRILLO E DE MICCO SUPER ABUSIVI

Il tema dell’opportunità politica che Tosti resti o meno al suo posto non è per nulla capzioso. Invertiamo le parti. E immaginiamo che il leader di Città Visibile sia all’opposizione e viva in un’abitazione in regola mentre il vicesindaco abusivo sia Giuseppe Mozzillo, già primo cittadino ortese. Si scatenerebbe il finimondo con l’immancabile corollario di strali infuocati lanciati dal collettivo contro l’amministratore “incriminato”. Peggio ancora. Se l’abusivo fosse stato Angelo Brancaccio ad Orta di Atella si sarebbero catapultate le Teste di cuoio con il supporto logistico dell’Fbi. In verità alcuni membri della minoranza ai tempi della sindacatura di Brancaccio tentarono di cogliere in fallo l’allora primo cittadino presentando un esposto in cui denunciavano presunti abusi edilizi da parte del primo cittadino nella costruzione della sua abitazione in via Petrarca. Chi furono gli accaniti fautori dell’esposto? L’attuale capogruppo dei Democratici e Riformisti Michele De Micco e l’ex brancacciano di acciaio inossidabile Gianfranco Piccirillo, oggi leader (per molti “anima nera”) del Pd locale. Il primo, l’ingegnere De Micco, con una mano scriveva il ricorso e con un piede calcava il pavimento della sua abitazione super abusiva. Quella che si trova praticamente all’interno del cimitero. Dove vive tuttora. E che è stata raggiunta da un’ordinanza di demolizione ritenuta legittima dal Tar e si dice confermata anche dal Consiglio di Stato. Il secondo, il signor Piccirillo, meglio denominabile come “Mister… incarichi esterni” (è stato addetto stampa del Consorzio rifiuti Ce2, assessore esterno ad Orta di Atella, presidente dell’Acquedotti, sempre rigorosamente imposto da Brancaccio e intascando puntualmente migliaia di euro al mese) ha costruito tra le tante sue opere pie, ai tempi della sua fulgida carriera di improvvisato imprenditore, un palazzo di otto appartamenti commettendo un abuso edilizio che meriterebbe la citazione in centinaia di tesi alle facoltà di Ingegneria e Architettura. Una parte dell’immobile infatti insiste su un’area standard, precisamente su una zona destinata a centro sociale per gli anziani. In buona sostanza si appropriò di suolo pubblico costruendoci sopra un edificio privato, che fruttò circa un milione e mezzo di euro. All’epoca dei fatti, anzi dei misfatti, il legalitario di ritorno Piccirillo o “Mister… incarichi esterni” che dir si voglia si alternava con la moglie alla guida della ditta artefice dell’affare delinquenziale. Rewind. Torniamo all’esposto contro Brancaccio. L’abitazione dell’allora sindaco fu oggetto di svariati sopralluoghi di tecnici e vigili urbani. Ma nonostante l’incalzante tam-tam del duo De Micco-Piccirillo non fu riscontrata alcuna irregolarità. Vabbè, già si sa: starete pensando che Brancaccio se la cavò perché teneva sotto scacco tutto e tutti. Sapete invece per quale motivo il primo cittadino dell’epoca la passò liscia? Perché l’esposto era scritto tecnicamente con i piedi. Cioè venivano denunciati abusi mai commessi mentre quelli effettivamente in essere non furono rilevati. Ciucci, direbbe il governatore De Luca.

NON SOLO IL PALAZZO INCRIMINATO, SOLDI PUBBLICI PER VIA BACHELET MA È PRIVATA
Ma chi di esposto ferisce di esposto perisce. E così nei corsi e ricorsi storici a rimetterci le penne potrebbe essere l’attuale vicesindaco Tosti. Innanzitutto perché il palazzo di via Bachelet risulterebbe realizzato in base a carte false. In secondo luogo perché chi ha depositato il ricorso l’ha scritto con i controfiocchi elencando con dovizia di dati tecnici e pezze d’appoggio facilmente reperibili al Comune tutte le gravissime difformità urbanistiche presenti. E non passerà molto tempo prima che l’Utc adotti provvedimenti drastici dopo aver preso atto del presunto grande imbroglio alla base dell’affare milionario. Peraltro la ditta costruttrice sarebbe tuttora operativa. Non finisce qui. L’altro bubbone che potrebbe scoppiare a breve riguarda la proprietà della strada. Da quanto emerge via Bachelet sarebbe una via privata. Se fosse vero, e così sembra, com’è stato possibile che con i soldi pubblici, cioè quelli del Comune, sia stato rifatto il manto stradale? E ancora. La norma dice che se una strada è privata gli operatori ecologici che svolgono il servizio di igiene urbana non solo non sono tenuti a raccogliere porta a porta i rifiuti ma non possono farlo per legge. I residenti devono depositare l’immondizia su una pubblica via. La più vicina è via Clanio. Insomma, galeotta fu la strada. E non solo quella.

Mario De Michele

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