Forse mai come nel Giorno della Memoria abbiamo tutti il dovere di rimarcare il ruolo fondamentale della scuola nella crescita culturale, personale e civile delle nuove generazioni. Non deve trasformarsi in uno slogan vuoto quel “non dimenticare”, in questo caso i circa 15 milioni di innocenti sterminati dal nazifascismo. A proposito, qualche consigliere d’opposizione che ha un debole per Mussolini dovrebbe vergognarsi e sputarsi in faccia ogni mattina che si guarda allo specchio. Quel “non dimenticare” va riempito di attività e iniziative concrete. La prima palestra dove vanno tonificati i valori democratici del rispetto e della tolleranza è rappresentata proprio dalle aule scolastiche. Qui si formano i nostri figli e i nostri nipoti. La classe dirigente del futuro. I nuovi pilastri della società.

La scuola media di Cesa

Per questo desta particolare preoccupazione l’incapacità dell’istituto comprensivo statale di Cesa di porsi come uno dei motori trainanti del tessuto connettivo locale. Da diversi anni le elementari e le medie hanno perso appeal. Da quanto emerge dai numeri c’è stato un crescendo di famiglie che hanno deciso per il bene dei propri figli di iscriverli in altre città. Qualcuno parla di un vero e proprio esodo in particolare quando si tratta di passare dalla scuola primaria a quella secondaria. Come in passato anche quest’anno una ventina di famiglie ha deciso di far proseguire il percorso didattico dei ragazzi altrove. Un polo scolastico attrattivo è diventato quello di Sant’Arpino. Molti genitori di alunni delle elementari sono “costretti” a mandare i propri figli alla scuola media santarpinese. Uno smacco. Per tutti. In primis per i vertici dell’istituto comprensivo di Cesa. Ma anche per l’amministrazione comunale capeggiata dal sindaco Enzo Guida. Durante il suo primo mandato le cose sono peggiorate.

Enzo Guida

Certo, la legge prevede l’autonomia scolastica. Però la politica, quella con la P maiuscola, ha l’obbligo di raccogliere le istanze del territorio e, per quanto di propria competenza, deve mettere in campo tutti gli interventi amministrativi e di controllo affinché le scuole comunali siano all’altezza del loro importante compito formativo. È inaccettabile, oltre che discriminatorio, ad esempio quello che starebbe accadendo in queste ore. Ci sono giunte diverse segnalazioni in redazione in base alle quale risulterebbe che gli alunni delle elementari che hanno fatto richiesta di iscriversi alla scuola media in un altro Comune siano stati spostati dalle loro classi di origine e messi tutti assieme. La decisione è stata fatta rientrare nella riorganizzazione delle classi dopo la ripresa delle lezioni in presenza. È quanto meno strano, per non dire sospetto, che ad essere “espiantati” dalla loro classe siano stati tutti quelli che non si sono iscritti alle medie di Cesa. Di primo acchito potrebbe sembrare una rappresaglia. Che già sta provocando disagi psicologici ad alcuni studenti.

Sulla pelle dei bambini non si scherza. Ne va del loro futuro e di quello dell’intera collettività. Una società per essere definita civile ha bisogno di scuole di prim’ordine e di amministratori locali meno miopi, in grado di guardare ai prossimi 10 anni e non alle prossime elezioni.

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