Un calcio da maestri: è quello del Napoli che vince a San Siro contro l'Inter (1-0, Callejon) e tenta l'assalto finale alla piazza d'onore di un campionato ancora vivo. I partenopei guidati da Maurizio Sarri confermano di essere la squadra più spettacolare del torneo, un collettivo affiatato che gioca a memoria, un gruppo ispirato da talenti cristallini come Insigne che non recitano mai da solisti.

Il Napoli è a un punto dalla Roma, mentre l'Inter conferma la propria crisi sotto lo sguardo accigliato di Zhang Jindong. Il chairman di Suning si è affrettato a ribadire la fiducia a Stefano Pioli ancor prima della partita forse per arrestare i 'rumori' di sottofondo, quelli che spingono verso Simeone e Conte. Un comunicato ufficiale non è mai una garanzia per il futuro: la squadra si è disintegrata e la Curva Nord contesta con forza la proprietà assente e i "mezzi uomini" che vede in campo. Di fronte al Napoli, si è vista tutta l'inconsistenza dei nerazzurri con Pioli che si ostina a puntare su giocatori come Brozovic e Joao Mario. Icardi si perde nella mediocrita' nerazzurra e Zhang dovra' riflettere su quale squadra intenda costruire per vincere. Questa non ne ha la vocazione e forse neanche Pioli, caduto nella trappola in cui erano gia' finiti Mancini e De Boer. Un lungo logoramento che sembra presagio di un addio fra riconferme di facciata e grandi manovre nelle segrete stanze. La societa' si muove fra rivoluzione e restaurazione, preparando il ritorno di un grande ex come Oriali, per chiudere una stagione, ancora un'altra, all'insegna del fallimento. Persino la fase eliminatoria dell'Europa League sembra una chimera, un declino inarrestabile per la squadra del Triplete. Se quelli del 2010 erano gladiatori, i giocatori del presente ne sono l'esatto opposto e la Curva non va troppo lontana dalla realtà nel definirli mezzi uomini. Due punti in sei partite, il Milan ancora a tre punti. Pioli si gioca il tutto per tutto, va nello spogliatoio per mostrarsi vicino al gruppo, piu' fumo che arrosto. Studia la formazione che perde in extremis Miranda per un affaticamento alla coscia destra. Al suo posto Murillo. Il Napoli parte subito all'attacco e l'Inter è costretta a chiudersi in difesa. Ci prova Hamsik al 10' con un tiro che finisce a lato. Si risveglia l'Inter con una girata di testa di Icardi, unico squillo nerazzurro. Al 14' occasione per il Napoli: Mertens verticalizza per Insigne che prova a sorprendere Handanovic con un tocco morbido. Il belga è una spina nel fianco, il gioco del Napoli corale e divertente con verticalizzazioni e aperture a tutto campo. Inutili le proteste di Candreva, al 31', per un fallo di mano in area di Ghoulam. Tre minuti più tardi, Mertens colpisce il palo. E' il preludio al gol che arriva al 43': cross di Insigne ed erroraccio inspiegabile di Nagatomo che, indisturbato, prolunga per Callejon bravo a spedire la palla in rete. La leggerezza del difensore condanna i compagni alla quarta sconfitta nelle ultime cinque gare. E l'Inter va negli spogliatoi accompagnata dai fischi. Inizia la ripresa, ancora brividi per l'Inter: Insigne prova il gol dalla distanza ma per un soffio non inquadra lo specchio. Pioli cerca la svolta, toglie Joao Mario per Perisic che darà un po' di vivacità all'attacco ma nulla di più. L'Inter ci prova, lancio lungo per Eder che protesta per un contatto al limite con Koulibaly. Ma è sempre il Napoli a fare la partita. Prima Mertens non intercetta di poco il lancio lungo di Callejon, poi Insigne costringe Handanovic alla deviazione in tuffo. Al 23' il portiere nerazzurro si oppone sia su Rog, entrato al posto di Zielinski, che neutralizzando d'istinto il tacco di Insigne. Per l'Inter è buio fitto, il futuro una grande incognita.

 





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