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Nessun riscontro oggettivo. Nulla di nulla. Una delle motivazioni più importanti alla base della sentenza di assoluzione di Andrea Lettieri, imputato per concorso esterno in associazione mafiosa, riguarda le dichiarazioni di Nicola Panaro. Il pentito, per anni ai vertici del clan dei Casalesi, ha tirato in ballo l’ex sindaco di Gricignano nel processo sull’affare Gmc, multiservizi costituita nei primi anni 2000 di cui poi hanno fatto parte anche i Comuni di Orta di Atella e San Cipriano d’Aversa. La società, a maggioranza pubblica, era composta anche dalla Flora Ambiente dei fratelli Orsi, considerati imprenditori della camorra. “Scartate” dal collegio giudicante anche le accuse lanciate da Panaro nei confronti di Angelo Brancaccio, già primo cittadino di Orta di Atella, oggi detenuto

La sentenza di assoluzione per entrambi è stata pronunciata il 18 dicembre dell’anno scorso dal collegio del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduto dal giudice Roberta Carotenuto. Il pm della Direzione distrettuale antimafia Alessandro D’Alessio aveva chiesto 12 anni per Lettieri, alla sbarra per concorso esterno, corruzione e turbativa d’asta, e 8 anni per Brancaccio, accusato di corruzione. Per Lettieri, difeso dagli avvocati Giuseppe Stellato e Raffaele Costanzo, è stata dichiarata la prescrizione per turbativa d’asta e corruzione. Esclusi i collegamenti con i Casalesi anche per Brancaccio, difeso dall’avvocato Mario Griffo, con la prescrizione del reato di corruzione.

I giudici scrivono a chiare lettere che le dichiarazioni di Panaro “si pongono in contrasto insanabile con i dati documentali e stridono altresì con quelle parimenti inattendibili di Lucariello Orlando (anche lui tra i pentiti accusatori dei due ex sindaci, ndr) piuttosto che costituirne riscontro”. Inoltre rimarca il collegio “entrambi i collaboratori si propongono quali artefici dell’accordo con Orsi, finalizzato alla stipula del contratto” con gli enti locali. A svuotare le rivelazioni di Panaro, che pure è ritenuto attendibile in molti processi di camorra, c’è anche una “eclatante discrasia temporale che non può dipendere da difetto di ricordo”. Secondo l’accusa i due ex primi cittadini avrebbero ottenuto, in cambio dell’appoggio con il clan e della concessione di appalti pubblici, vantaggi economici e elettorali. Invece da quello che è emerso in dibattimento la ricostruzione dei pentiti, in particolare di Panaro, Nicola Schiavone (figlio di Sandokan) e Lucariello, non ha trovato nessuna risultanza documentale, come del resto avevano fatto puntualmente dimostrato. In altre parole, zero prove.

Mario De Michele

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UNO STRALCIO DELLA SENTENZA RIGUARDANTE NICOLA PANARO





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