In senso antifrastico è un idealtipo dell’abusivismo edilizio in chiave ortese. Il complesso immobiliare di proprietà della famiglia D’Ambrosio, situato in via Astragata, angolo via Troisi, è un paradigma (nelle foto). In negativo, ovviamente. Si tratta di tre palazzoni poco distanti dall’uscita della superstrada che conduce proseguendo dritto al Borgo di Casapozzano e girando a sinistra al centro di Orta di Atella. Hanno attecchito durante la fioritura delle case abusive. In quegli anni, dal 2004 al 2008, durante i quali i membri del comitato d’affari politico-amministrativo-tecnico si sono riempiti le tasche di soldi. Quasi tutti quei malviventi abituali sono in libertà (di fare altri danni). Qualcuno di loro ricopre cariche pubbliche di rilievo. Altri sono ancora sulla ribalta politica. Ci vuole coraggio. O la faccia tosta delle donnine dedite al meretricio. Che sono molto più oneste di coloro i quali, dopo aver compiuto disastri, non mollano la presa. Sono pervasi dall’odore dei soldi. Come dalla testa di Zio Paperone dalle loro menti criminali fuoriescono coriandoli di quattrini.

Ripiombiamo sul tris di edifici di via Astragata-Troisi. I proprietari sono zii di primo grado di Enzo Moccia, consigliere comunale del gruppo di maggioranza Primavera Ortese. Per carità, il componente dell’assise ai tempi del cemento selvaggio era un ragazzino. Non ha colpe. È anche un giovanotto educato. Silenziosissimo. Al limite del mutismo. Presumiamo in buonafede che nel corso del primo anno di mandato sia stato taciturno anche sulla spinosa vicenda urbanistico-familiare. Il complesso immobiliare si compone di tre edifici. Uno è stato completato ed è abitato. Gli altri due sono “scheletri”. In base al Puc gli appartamenti dovrebbero essere uffici. In realtà sono in uso come civili abitazioni ma non insistono su una zona residenziale sic et simpliciter. Gli edifici sono stati realizzati nella metà degli anni 2000 col marchio doc ortese: senza piano di lottizzazione, in assenza quindi di un piano attuativo. Presentano altre gravi ed evidenti irregolarità. Il perimetro di rispetto della fascia stradale è palesemente superato. Gli immobili sono di fatto a ridosso dell’arteria di collegamento tra i Comuni limitrofi e Orta di Atella. Quasi invadono la sede stradale.

Sulla scorta dello strumento urbanistico approvato nel luglio del 2014, recentemente sospeso dal consiglio comunale con i voti della maggioranza (l’opposizione non ha partecipato ai lavori), i tre palazzi vanno abbattuti o acquisiti al patrimonio comunale. Si spera che alla fine della mega opera di restyling del Puc, affidata ad un’équipe di professori della facoltà di Ingegneria dell’Università Vanvitelli, gli immobili abusivi non siano “sanati” per grazia ricevuta. Ci si augura anche che al momento della votazione su quella zona del Puc il consigliere Moccia non vi abbia preso parte. In caso contrario il suo “sì” sarebbe inficiato dal conflitto di interessi già rilevato dal Tar nel ricorso presentato da una parte dell’allora opposizione (stranamente l’agguerrito Gianfranco Piccirillo non firmò) contro il Piano urbanistico varato dall’amministrazione Brancaccio. Un intervento a gamba tesa per trovare una soluzione urbanistica dove non si può sarebbe l’ennesimo sgarro al territorio.

La buona sorte dei tre palazzi sta a cuore a un famigerato tecnico-politico locale, uno dei componenti del partito dei geometri. Quelli che di giorno erano amministratori locali e facevano politica e di notte svolgevano senza scrupoli la professione di ingegneri, architetti e geometri, appunto. Il geometra fantasma ha legami direttissimi con l’attuale amministrazione comunale, intesa come maggioranza e opposizione. Ci risulta che i proprietari degli immobili abbiano presentato una richiesta di verifica di legittimità del permesso a costruire rilasciato negli anni del boom edilizio. Dietro c’è lo zampino del tecnico ombra. Non c’è niente da fare: Orta di Atella non riesce a liberarsi dai politici che vogliono azzuppare.

Mario De Michele

 





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