Concessioni, richieste, permessi, fatture: ogni documento utile a ricostruire ciò che ha ruotato attorno alle nozze del cantante neomelodico Tony Colombo e della vedova del boss di Secondigliano Tina Rispoli finisce ora sotto la lente della Procura. È presto per dire quale seguito avrà questa storia. Intanto sono stati avviati accertamenti e i carabinieri, su delega della Procura di Giovanni Melillo, si sono recati ieri mattina negli uffici di Palazzo San Giacomo, del comando di polizia municipale, di Castel Nuovo e delle Municipalità di Chiaia e Secondigliano. Obiettivo acquisire documentazione utile a chiarire il giallo delle autorizzazioni per quello che doveva essere un flash mob previsto per lunedì sera e che si è invece rivelato una specie di miniconcerto in piazza del Plebiscito, e verificare se tutto si sia limitato a irregolarità di tipo amministrativo, già sanzionate con delle multe, oppure se ci siano i presupposti per irregolarità o favoritismi penalmente rilevanti, e in tal caso commessi da chi e eventualmente in cambio di cosa. L’indagine per ora è allo stato embrionale, in una fase esplorativa che serve agli inquirenti a capire cosa sia realmente accaduto in occasione di questo matrimonio, e se oltre al trash ci sia di più. Verifiche a tutto campo, anche sull’operato della polizia municipale. Stupore e preoccupazione a Palazzo San Giacomo, quando ieri intorno alle 14,30, due auto dei carabinieri si sono presentate a piazza Municipio davanti all’ingresso del Comune. I carabinieri hanno ascoltato per circa due ore una staffista della segreteria del sindaco, informata inizialmente per conoscenza del flash mob dall’ufficio cinema di Palazzo San Giacomo, prima di rilasciare il parere favorevole.

Sempre dalla segreteria del primo cittadino - come si evince dalle carte raccolte dalle forze dell’ordine - è partita il 15 marzo la mail con la quale si informava il comando dei vigili di Chiaia dell’evento in programma. Ascoltati dai carabinieri, oltre al capo di gabinetto e alla staffista del sindaco, anche l’assessore alla Polizia municipale Alessandra Clemente, il suo capostaff e il comandante dei vigili urbani Ciro Esposito. Dal comando di via de Giaxa nessun commento, ma come per Palazzo San Giacomo trapela assoluta serenità da parte di tutti. Sono state fornite le delucidazioni del caso, oltre al plico contenente tutta la corrispondenza tra gli uffici del Comune e il management di Colombo.

I carabinieri hanno inoltre acquisito dai vigili urbani tutti i verbali, dal valore complessivo di 32mila euro, elevati al neomelodico e al conducente della carrozza che portava gli sposi. Quelli con le scene del matrimonio che ha tenuto in ostaggio Napoli, con le strade bloccate al passaggio del corteo che ha accompagnato la sposa da Secondigliano al Maschio Angioino con la carrozza e i cavalli e tanto di giocolieri, trampolieri e banda musicale al seguito, si moltiplicano sul web, mentre il video realizzato dal cantante Tony Colombo lunedì sera in piazza del Plebiscito, con ringraziamenti finali all’amministrazione comunale di Napoli, continua a raccogliere like e visualizzazioni, sfondando il tetto delle 270mila. E anche su video e immagini dell’evento si concentra l’attenzione degli investigatori.

Nessuno degli sposi ha legami diretti con la criminalità organizzata ma il fatto che Tina Rispoli, la sposa, sia stata in passato la moglie di Gaetano Marino, uno dei protagonisti del clan degli scissionisti prima di finire ammazzato nella faida interna al clan il 23 agosto 2012, in una calda mattina dell’estate che stava trascorrendo al mare, non è un dettaglio passato inosservato agli inquirenti. Marino fu ucciso davanti a uno stabilimento balneare sul lungomare di Terracina, nell’ambito di una guerra intestina che fece varie vittime. E per una coincidenza proprio giovedì, mentre la vedova del boss ufficializzava con lo sfarzoso e discusso matrimonio civile la sua nuova vita, i carabinieri eseguivano l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla Dda per Roberto Manganiello, nipote del boss Marino, e altri presunti responsabili dell’omicidio di Ciro Nocerino, ucciso al rione Monterosa il 25 settembre del 2011. I pm dell’Antimafia Vincenza Marra e Maurizio De Marco hanno ricostruito tutti i dettagli del delitto e descritto il contesto nel quale maturò, quello della spaccatura interna al clan, in un clima di sospetti e dicerie che coinvolse, un anno dopo, anche lo stesso boss Marino.

 





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