“Si diffida Codesta Azienda e revocare la Delibera suddetta, nonché eventuali ulteriori provvedimenti non in linea con gli indirizzi regionali in materia”. Spieghiamo. “Codesta Azienda” è l’Asl di Caserta. La “Delibera suddetta” è la 1007 del 3 agosto 2018. Quella che ha dato una “spinta decisiva” all’iter per l’assunzione di tre assistenti amministrativi. Il direttore generale dell’azienda sanitaria di Terra di Lavoro ha poi chiuso la partita con la deliberazione n. 369 del 15 marzo 2019 (clicca sul link in calce all’articolo). Segnate col circoletto rosso questa data. L’Asl dà il via libera, con immediata eseguibilità, alla graduatoria definitiva stilata al termine della selezione. Il concorso si è basato su titoli e colloquio. Diciotto mesi la durata del contratto di lavoro non subordinato. Che c’è di strano? Potreste dire. Molte cose. La modalità di valutazione dei concorrenti, un nome illustre tra i vincitori, la strafottenza del direttore Mario De Biasio di fronte all’intimazione della Regione.

Andiamo in ordine cronologico. E carte alla mano tutti potranno capire che quanto meno qualcosa di sospetto, per non dire altro, c’è. Eccome. L’11 febbraio di quest’anno (sottolineate anche questa data, il link al termine del pezzo) la direzione generale per la tutela della salute e il coordinamento del sistema sanitario regionale della Campania intima a De Biasio di annullare la procedura per lo svolgimento del concorso per l’assunzione di tre unità a tempo determinato presso l’Asl di Caserta. Il motivo dello stop è semplice e arcinoto. In una circolare del 18 gennaio scorso la Regione ha rimarcato alle Asl campane “la necessità di avviare le ordinarie procedure di reclutamento del personale”. In altre parole di assumere solo a tempo indeterminato per evitare il proliferare di un precariato già diffusissimo nel comparto della sanità. L’indirizzo politico della Giunta regionale è quello della stabilizzazione non dell’ulteriore precarizzazione.

Inoltre Antonio Postiglione, capo della direzione generale per la tutela della salute, nella richiesta della delibera 1007 approvata dall’Asl di Caserta precisa che “gli effetti derivanti da difformi applicazioni sono direttamente ascrivibili alla responsabilità della Direzione Strategia Aziendale”. Detto con un solo nome, la colpa ricadrebbe su Mario De Biasio. Di fronte a un “niet” così netto e supportato da chiare determinazioni regionali chiunque, anche il più spregiudicato dei direttori generali, si sarebbe fermato. Macché. Il manager dell’Asl casertana pigia sull’acceleratore. E con la delibera n. 369 del 15 marzo 2019, quella che avreste dovuto segnare col circoletto rosso, chiude le operazioni concorsuali e in base alla graduatoria definitiva consente l’assunzione di tre unità a contratto determinato. Come mai questo braccio di ferro? Questo atto di forza contro la Regione? Ricorrendo come farebbero gli ellenici ad un’ipotetica di quarto tipo (dell’irrealtà) facciamo conto che De Biasio sia impazzito. Sia diventato un megalomane convinto di avere sempre e comunque ragione lui. Ci sono però altri due aspetti che spostano il concorso sotto un cono d’ombra. Il primo è collegato al secondo. Tra i primi tre della graduatoria, quindi tra i vincitori, c’è Grazia Capacchione. Il nome non dice nulla. Il cognome sì. È la sorella dell’ex senatrice del Pd Rosaria Capacchione (nella foto con Roberto Saviano).

Nulla di male. Ci mancherebbe. Ma pur non volendo essere maliziosi qualche dubbio sorge perché a Grazia Capacchione, piazzatasi al secondo posto, viene attribuito un altissimo punteggio per i titoli presentati. Il terzo più consistente di tutta graduatoria: 2,648. Mentre il risultato dell’orale è il più basso dei primi quattro classificati. E guarda caso proprio il quarto (primo degli esclusi), Raffaele Dell’Anno, supera di ben due punti la sorella dell’ex parlamentare Capacchione. Che si ferma a 41, mentre Dell’Anno ottiene 43. Per sfortuna o per altro quest’ultimo non ottiene il posto di lavoro perché a lui viene assegnato un punteggio per titoli pari a 0,001. Con questi numeri sembrerebbe, ma non è così, che Dell’Anno non avesse nemmeno i requisiti basilari per partecipare. Non solo. Se è partito praticamente da zero con i titoli come ha fatto a diventare un genio all’orale ottenendo 43, cioè il punteggio più alto in assoluto della graduatoria?

Non vogliamo dire che da come sono andate le cose si tratti di un concorso ad hoc e pilotato. Eventualmente lo stabiliranno le autorità competenti. Ci auguriamo che lo facciano. Però tre indizi fanno una prova. E a volte il sospetto è l’anticamera della verità.

Mario De Michele

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E DELIBERA DELL’ASL

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DI REVOCA DELLA REGIONE





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