Lo diciamo col cuore in mano. E, credeteci, senza alcun intento offensivo o sarcastico. Mimmo Iovinella ha bisogno di aiuto. Chi è suo amico faccia qualcosa. Subito. L’assessore ai Lavori pubblici e all’Urbanistica di Sant’Arpino è in palese stato di shock. Non è una nostra interpretazione. Mai come in questo caso i fatti dicono molto di più di tante parole. Nei giorni scorsi ha protocollato una nota al Comune per comunicare la rinuncia all’indennità di carica. Non è uno scherzo. È agli atti. Per chi non conosce la realtà amministrativa locale potrebbe apparire un’ottima cosa. Un esempio di buona politica. Di questi tempi è più facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago che un sindaco o un assessore rinuncino allo stipendio. Ma nel caso di Iovinella siamo alla comiche finali. La sua indennità di carica di 784,84 euro mensili è stata pignorata dall’Agenzia delle Entrate. Perché? Lo ha scritto lui stesso su Fb: non sono un evasore, semplicemente non ho versato i contributi alla cassa dei geometri. Caspita! Siamo al masochismo politico. Un tecnico iscritto all’Ordine dei geometri ammette candidamente, sperando addirittura di scolparsi, di non pagare i contributi previdenziali. Scommettiamo che ora ci date ragione quando diciamo che Iovinella deve essere soccorso. Familiari e amici gli devono dare una mano. Dopo che Campania Notizie ha fatto sapere all’universo mondo che a Sant’Arpino c’è un assessore “pignorato” l’esponente del Pd ha perso lucidità. E sta facendo cose da pazzi.

Nella speranza di mettere a tacere le polemiche si è recato all’ufficio protocollo e con fierezza ha depositato una missiva: rinuncio all’indennità di carica in quanto pignorata. Firmato Mimmo Iovinella. Follia pura. Come fa il componente della giunta Dell’Aversana a non sapere che non si può rinunciare a soldi che non sono i propri. Con il pignoramento lo stipendio di assessore, pagato dai santarpinesi, non è più nella disponibilità di Iovinella. Essendo in debito con il Fisco (si parla addirittura di oltre 15mila euro) l’indennità di carica viene versata direttamente dal Comune all’Agenzia delle Entrate. Se non sa nemmeno questo vuol dire che non può fare nemmeno l’amministratore di un condominio composto da una sola abitazione. La verità è un’altra. Iovinella è tutt’altro che stupido. Ultimamente è scioccato dal trambusto provocato da Campania Notizie. Ma non è fesso. Altroché. È tra quelli che sono stati più a lungo alla corte del “boss” Angelo Brancaccio ai tempi del sacco di Orta di Atella. E ne ha tratto cospicui benefit.

La ridicola rinuncia a soldi di altri e non suoi è un tentativo maldestro di scampare alla bufera. Spera nella quiete dopo la tempesta, direbbe il poeta. Ci spiace per lui. Gli è andata male. In arrivo c’è lo tsunami. E di fronte alla forza della natura non c’è miracolo che tenga. L’assessore “pignorato” sarà spazzato via dalla scena politico da una vicenda ancora più grave. Giusto 7 mesi fa Iovinella è stato eletto come componente del Cda del Consorzio Idrico Terra di Lavoro. Era il 20 aprile di quest’anno. Dal 2016 è membro dell’esecutivo di Sant’Arpino. E qui casca l’asino. È un detto. Nessun riferimento a Iovinella. Che, ripetiamo, non è né ciuccio né sciocco. Da qualche tempo solo un po’ scioccato. Riportiamo il nastro allo scorso aprile. All’atto dell’elezione nel Cda del Terra di Lavoro, consorzio Idrico formato dai Comuni, l’esponente del Pd era tenuto per legge a darne immediata comunicazione all’amministrazione di Sant’Arpino per optare tra una delle due indennità di carica.

Per legge, e la legge non ammette ignoranza, non può mettersi in saccoccia due stipendi “politico-amministrativi”. Non ci sono dubbi. L’articolo 5, comma 11 del decreto legge n. 78 del 31/05/2010 e l’art. 82 del Tuel (testo unico enti locali) sono limpidi come il cielo d’agosto (guarda lo screenshot alla fine del pezzo). Le indennità di funzione non sono cumulabili tra loro. Lo stipendiato dai cittadini ha la possibilità di optare per il “mensile” più alto. A Iovinella conviene sicuramente quello del Consorzio che ammonta a circa 3.500 euro. Perciò lo abbiamo definito “Mister 5mila euro”. Ma la pacchia è finita. Dopo 7 lunghi mesi il “caso” è finalmente scoppiato. Come mai il settore Affari legali del Comune di Sant’Arpino non se ne è tuttora accorto? L’ingresso dell’assessore nel Cda era noto anche a Tokyo. Eppure nessun provvedimento. Iovinella ha intascato illegittimamente per ben 7 sette mesi la bellezza di 5.550 euro. Una parte di questi soldi come già detto sono stati peraltro pignorati.

Cosa accadrà adesso? Sull’irregolarità amministrativa e contabile non c’è neppure da discutere. Iovinella dovrà restituire l’intera somma. Si configura un chiarissimo danno erariale. La vicenda potrebbe avere anche risvolti penali. L’assessore “pignorato” non ha optato come invece prescrive la legge tra l’indennità di funzione del Comune e quella del Consorzio. Si potrebbero configurare profili di natura penale. O peggio ancora di peculato. Ma non spetta a noi stabilirlo. È nostro diritto invece pretendere che Giuseppe Dell’Aversana “Il Legalitario” esca allo scoperto. Non può limitarsi, come ha già fatto in seguito al pignoramento, a chiedere all’assessore di dimettersi e di fronte al suo “no” a far finta di nulla. Il sindaco dimostri per una volta che la legalità va praticata e non predicata. Cacci dalla giunta l’assessore. Seduta stante. Altrimenti sarà complice di una porcata.

Mario De Michele





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