Senza “scuorn”! Lo scriviamo subito perché è la prima cosa che ci è venuta in mente. Non possiamo definire altrimenti il comportamento di un assessore che si fa pignorare dall’Agenzia delle Entrata l’indennità di carica e non si è ancora dimesso. Mimmo Iovinella sfoggia davvero una gran faccia di bronzo, per non dire altro. L’esponente della giunta targata Giuseppe D’Aversana ha grossi problemi con il Fisco. Al punto che non potrà più intascare lo stipendio di 784,84 euro che il Comune, cioè i cittadini, gli versava mensilmente. A causa del mancato pagamento delle tasse è scattato il pignoramento. Al termine dell’articolo potrete leggere la determina con cui si applica il provvedimento. Il nome di Iovinella, esponente di spicco del Pd, è coperto da un …omissis… Ma sfidiamo chiunque a smentire che si tratti dell’assessore ai Lavori pubblici. Attendiamo fiduciosi anche querele. Si sfocia nel pignoramento nel caso di consistenti debiti fiscali. Una figuraccia dalle proporzioni cosmiche per uno che peraltro si mette in saccoccia ogni mese un’altra indennità di carica, sempre pagata dalla collettività, quella di componente del Cda del Consorzio Idrico Terra di Lavoro. Per questo lo abbiamo denominato “Mister 5mila euro”. Eppure il cospicuo gruzzolo di soldi pubblici provenienti dalla politica non è bastato a Iovinella per ottemperare ai suoi obblighi di contribuente.

In sostanza quando si tratta di insaccare quattrini pubblici (le indennità di carica) è sempre pronto a tendere la mano. Quando invece deve versare i propri soldini per pagare le tasse ritrae il braccio e non paga le tasse. Un altro con il braccino corto è Dell’Aversana. Ma il sindaco, gli diamo atto, non ha contenziosi con il Fisco. È un contribuente modello. Così sembra. Però di fronte a uno “scuorno” che provoca conati di vomito il primo cittadino non può distogliere lo sguardo. Ha il dovere morale e politico di cacciare a calci Iovinella dalla giunta. Se l’assessore volesse restare in carica nonostante una situazione sotto il profilo politico-amministrativo indecente e insostenibile Dell’Aversana dovrebbe ad horas revocargli la nomina. Senza se e senza ma. Immediatamente.

C’è poco da ragionare e discutere. Mai come in questo deprecabile caso il sindaco non può far finta di nulla. Commetterebbe un’aberrazione imperdonabile. Con quale credibilità chiederebbe, come fa da sempre, ai contribuenti di Sant’Arpino di pagare imposte e tributi? Peraltro ci sarebbe un’aggravante che renderebbe davvero stomachevole la permanenza di Iovinella nell’esecutivo. L’assessore ai Lavori Pubblici sconterebbe il suo debito col Fisco con i soldi della collettività. In altre parole sarebbero i cittadini a pagare di tasca propria le tasse non versate da Iovinella. Già gliene hanno pagate una parte. Un abominio. Da stoppare in tempi lampo. Sia “Mister 5mila euro” che Dell’Aversana non hanno scelta. L’assessore deve rassegnare le dimissioni, non oggi ma prima ancora. Il sindaco deve cacciarlo dalla giunta nel caso in cui Iovinella non volesse mollare l’osso. Se non ricordiamo male proprio Dell’Aversana e i “Guardiani della Galassia” gridarono ai quattro venti allo scandalo quando l’ex primo cittadino Eugenio Di Santo ebbe lo stesso problema con l’Agenzia delle Entrate. Quindi, caro sindaco, zero chiacchiere. E nessuna poesia. Chieda le dimissioni immediate a Iovinella oppure lo accompagni fuori dalla stanza dell’esecutivo con un biglietto di sola andata.

Egregio Dell’Aversana la sua squadra di governo già presenta tutte anatre zoppe. C’è l’assessore Loredana Di Monte che sarà ricordata solo ed esclusivamente per aver glissato su certificati tecnici “appezzottati” sull’agibilità di un edificio scolastico comunale. Per non parlare di Salvatore Lettera e le sue magagne nel suo campo della legge 328. È Letteralmente “cosa sua”. Poi c’è l’evergreen Giovanni D’Errico “Baci e Abbracci”, frequentatore assiduo della fiera settimanale. Attentissimo ai prodotti freschi e di qualità. Come non menzionare infine il vicesindaco facente finzione Caterina Tizzano. La carica di fatto è nelle mani del marito Elpidio Del Prete, ex cavallo di Zorro del boss Angelo Brancaccio. Bastava un fischio dell’ex sindaco di Orta di Atella per farlo correre come Furia. Ma era anni fa. Oggi si è guadagnato un altro appellativo: Del Prete “Acquedotti Scpa”. Se n’è occupato in prima persona. Per amore del figlio.

Mario De Michele

LEGGI LA DETERMINA DI PIGNORAMENTO





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