Tra il prima e il dopo c’è di mezzo un mostro edilizio. Un palazzo mastodontico che rispetto alla situazione antecedente al permesso di costruire è diventato l’elemento caratterizzante dell’area che circonda la rotonda di Villa Literno. Lì dove un tempo si stagliava la statua di Garibaldi ora si prende tutta la scena un enorme immobile. Basta dare un’occhiata alle foto per comprendere che si tratta di uno scempio edilizio che tutti ma proprio tutti fanno finta di non vedere. A partire dal sindaco Nicola Tamburrino (giovane-vecchio 4.0 del Pd, erano molto meglio i 0.0), dai vigili urbani e dall’ufficio tecnico, passando per i consiglieri di maggioranza e opposizione, per finire con i carabinieri della locale stazione e con gli inquirenti. Eppure è impossibile e indecente non intervenire quanto meno per far emergere in base a quali autorizzazioni e a quali norme urbanistiche sia stato possibile trasformare un piccolo stabile in un palazzone. Quali sono i dirigenti comunali che hanno concesso la licenza? Chi ha partorito questo obbrobrio? Domande legittime alle quali dovrebbe rispondere in primis Tamburrino, la polizia municipale e il comando dei carabinieri. Ma finora tutti fanno gli gnorri. Non serve incaricare Renzo Piano per nutrire sospetti e dubbi sulla regolarità del progetto. Dalle foto antecedenti all’inizio dei lavori si evincono l’ubicazione del palazzo, l’ingombro e i piani esistenti (solo pianoterra), la distanza dalle strade, dagli immobili circostanti e rispetto ai confini del lotto.

Dallo stato attuale (dopo la prima denuncia di Campania Notizie i lavori proseguono senza intoppi, mah) già ad occhio è facile ipotizzare una presunta prima grave irregolarità. Carte alla mano, non serve il migliore urbanista dell’universo, si riscontra la violazione dell’articolo 23 zona B del Puc, dove è ubicato il fabbricato. L’articolo recita testualmente: “Sul patrimonio edilizio esistente sono previsti interventi di cui al precedente articolo 8 lettera E, con la precisazione che la ristrutturazione edilizia potrà ottenersi anche attraverso la generale demolizione e ricostruzione degli immobili, nei limiti del volume v.p.p (vuoto per pieno, ndr) preesistente ma racchiuso in una sagoma anche diversa da quella originaria…”. Chiaro no? Si poteva demolire e ricostruire lo stabile ma solo rispettando il volume preesistente. Dalle foto vi sembra che sia stato rispettato il volume preesistente? Non solo. Il richiamato articolo 8 vieta nuove costruzioni in assenza di Piani urbanistici attuativi. Se non è come diciamo noi attendiamo smentite. Ma soprattutto ci auguriamo che le autorità preposte impediscano il completamento del mostro. Meglio tardi che mai.

Mario De Michele

(continua)

 





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