Le chiacchiere se le porta via il vento. I fatti impressi nero su bianco restano. A vita. Per cui sul caso Acquedotti bando alle ciance e parliamo di cose concrete. La società tanto cara al sindaco Giuseppe Dell’Aversana, ai suoi boy e alle sue girls per il 51% è pubblica. È costituita da alcuni Comuni tra cui Orta di Atella è quello con maggiori quote. La parte privata pari al 49% a chi appartiene? Ad un’azienda già molto nota al primo cittadino: la Ottogas Srl. Ai tempi dell’amministrazione griffata Giuseppe Savoia con Dell’Aversana capogruppo di maggioranza la ditta ha eseguito i lavori la metanizzazione del territorio comunale. Il 29 luglio 2003 furono stanziati 5.184.900 di euro. La progettazione partì molto prima. All’epoca il sindaco era proprio Dell’Aversana. In quegli anni furono approvate due delibere, la 61/2002 e la 74/2002, con le quali venivano programmati i lavori per la metanizzazione. Chi realizzò l’opera milionaria? La Ottogas Srl. Guarda caso, a volte le coincidenze sono beffarde, la ditta nominò direttore dei lavori l’ingegnere Federico De Chiara. Quanto intascò De Chiara? Appena 300mila euro. Pochino, non vi pare? Le coincidenze non finiscono qua. Di chi è socio, tra gli altri, De Chiara? Di Salvatore Maisto, cugino del sindaco Dell’Aversana e fratello dell’attuale consigliere di finta minoranza Elpidio Maisto. I due ingegneri sono i pilastri dello studio DE.MA (De Chiara-Maisto). Sotto gli imperi Dell’Aversana-Savoia lo studio DE.MA era attivissimo e ha fatto incetta di incarichi.

Ritorniamo all’Acquedotti. Inizialmente la conferenza dei capigruppo aveva stabilito di convocare il consiglio comunale per il 19 ottobre per l’adesione alla società. Poi il presidente dell’assise Ivana Tinto (nella foto con il sindaco), politicamente innamorata pazza di Dell’Aversana, ha comunicato tramite missiva lo spostamento al 29 ottobre. Lo slittamento è dipeso dalla raffica di polemiche e critiche dei cittadini contro la decisione della maggioranza di entrare nell’Acquedotti. Le lamentele della gente sono più che legittime. Il tentativo goffo e esilarante del sindaco di giustificarsi a mezzo Facebook cozza con una sua stessa decisione assunta appena il 16 marzo del 2017 quando il consiglio comunale, con parere di legittimità del revisore dei conti, fissò la tariffa del canone idrico a 0,89 centesimi al metro cubo. Un provvedimento annunciato entusiasticamente da Dell’Aversana che sbandierò ai quattro venti la riduzione della bolletta idrica. Ma come detto nell’incipit dell’articolo le chiacchiere se le porta via il vento. I fatti impressi nero su bianco restano. E i fatti, in questo caso i numeri, inchiodano il primo cittadino. Oggi i contribuenti pagano 1,20 euro al metro cubo. Affidando il servizio al Consorzio Idrico pagherebbero 0.55 al mc. Mentre con l’adesione alla società Acquedotti pagheranno 1,50 al metro cubo. Oltre a Dell’Aversana e a Elpidio Del Prete, ex “cavallo di Zorro” di Angelo Brancaccio, spingono in questa direzione altri fedelissimi del “Grande Dittatore” tra cui l’assessore alla Pubblica Istruzione Loredana Di Monte, esperta in certificati “appezzottati” che riguardano gli edifici scolastici. Che l’affidamento del servizio idrico alla società Acquedotti sia antieconomico è palese. Un alunno di prima elementare farebbe 1+1 e lo comprenderebbe. Ma ciò che rende ancora più ingiustificabile una scelta che danneggia i cittadini è che dell’Aversana e company non ne vogliono sapere di fare una gara pubblica. Ostinazione incomprensibile che lascia spazio a sospetti e dubbi. Per caso c’è un feeling con la Ottogas? Ricordate il celebre film horror “A volte ritornano”? Ecco. Preparatevi al terrificante ritorno.

Mario De Michele

 





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