Metti, una sera a cena. Al ristorante “Dodici” di Aversa. Al tavolo tre nomi illustri: il consigliere regionale Pd Stefano Graziano, il sindaco di Orta di Atella Andrea Villano ed Eduardo Indaco, promotore della lista Noi ortesi (nella foto). Che ci facevano nel noto locale normanno? Parlavano di politica. Quello di ieri sera è stato un incontro casuale? No. Al “Dodici” si va per stare tranquilli. Conversare in santa pace. E lontano da occhi indiscreti. Ma non dall’obiettivo delle macchine fotografiche dei paparazzi di Campania Notizie. Ad onor del vero non possiamo dire con certezza quali punti prevedesse l’ordine del giorno della seduta. Possiamo però ipotizzare senza tema di smentita che si sia parlato dei futuri scenari nel Pd di Orta di Atella. Un partito trasformatosi negli ultimi anni in un’associazione di persone poco raccomandabili, salvo rare eccezioni, con precedenti politici da brividi. Due su tutti l’attuale segretario Tommaso Dell’Aversana, geometra attivissimo (troppo) ai tempi del boom edilizio, proprietario di una villa milionaria (“compagno tu lavori e io magno”), il brancacciano a pasti alterni Francesco Gianfranco Piccirillo. Il suo curriculum politico, definiamolo così, è da casellario giudiziale. Prima braccio destro dell’ex sindaco ortese, poi suo addetto stampa, successivamente suo assessore di fiducia, infine imprenditore edile, sempre all’epoca del sacco della città. Abbiamo scoperto che addirittura Brancaccio e Piccirillo hanno fatto anche grossi affari immobiliari di famiglia. Il padre dell’esponente dem e la moglie del “boss” hanno realizzato un complesso residenziale a Succivo (dove Piccirillo ha rapporti con allenatori di calcio) del valore ufficiale di 700mila euro tramite la Gianvin Costruzioni. Il papà di Piccirillo e la consorte di Brancaccio si sono alternati nel ruolo di amministratori unici della società. Di componenti del Pd ortese con un pedigree politico non immacolato ce ne sono altri. C’è ad esempio Domenico Iovinella “Mister 5mila euro al mese”, assessore di Sant’Arpino e membro del Cda del Consorzio Idrico Terra di Lavoro. Anche lui geometra con le mani in pasta quando nasceva “Orta 2”.

Con gente così l’esito elettorale del partito democratico alle comunali non poteva che essere disastroso. I cittadini ne hanno le palle piene di questi legalitari di ritorno. Di questi “pentiti” che hanno preso in giro gli ortesi cercando di rifarsi una verginità politica e personale. È per colpa loro se persone perbene e capaci come Peppe Roseto e Michele Vitale, solo per fare i primi nomi che ci vengono in mente, si sono “autoesclusi” dalla sezione cittadina. E purtroppo come sempre più spesso è accaduto negli ultimi anni gli onesti sono stati scalzati dai riciclati. Quelli nuovi fuori e marci dentro. Sepolcri imbiancati che dovrebbero vergognarsi di uscire di casa. Altro che pontificare su Facebook. Pagate le centinaia di migliaia di euro di debiti che avete contratto con decine di persone e andatevene a vivere in Svizzera. A proposito. Nella nazione elvetica proprio il criminale Brancaccio aveva un conto su cui aveva versato la modica cifra di 330mila euro. E sempre in Svizzera, dove peraltro è nato Piccirillo, il consigliere di maggioranza Salvatore Del Prete “Soldinus Magò”, che accompagnò a Lugano l’ex sindaco ortese, aprì un conto cifrato presso la Banque Heritage. E visto che i finti ravvedimenti vanno sempre di moda anche Del Prete, per anni infermierino (“Angiolè la pillola per la fibrillazione atriale”) e “misuratore di mocassini” (gli faceva calzare le scarpe nei negozi di via Mazzini a Caserta) del Demonio Brancaccio, ha indossato i panni del paladino della legalità dopo aver lavorato incessantemente durante il boom edilizio quando era tecnico-politico.

Ma torniamo alla cena di ieri sera al “Dodici”. Alla luce della situazione tragica in cui versa il Pd ortese si è parlato del futuro del partito locale. Da tempo Indaco si è avviato sulla strada dem. L’obiettivo è farne parte a patto che nella sezione cittadina si faccia pulizia. Si dirà: ma non è stato anche lui un brancacciano di ferro? Certo, nessuno lo mette in dubbio. Però è altrettanto vero che a differenza di altri lui non si è arricchito facendo affari sporchi. Non ha debiti, né ville milionarie. E lavora come insegnante precario a Verona. Tutt’altra cosa, non vi pare? Nella foto si vede Indaco che in un inaspettato lampo di intelligenza politica guarda il sindaco Villano e sembra addirittura comprendere quello che dice. Un miracolo. Il primo cittadino invece mangia a sbafo (non si direbbe ma ha un appetito insaziabile) e si pulisce con un tovagliolo gigante rispetto alla sua altezza i brandelli di carne che ha divorato in un boccone. Villano si rivolge a Graziano, l’unico seduto compostamente che ascolta con il suo solito aplomb comprendendo di cosa si sta discutendo. Il consigliere regionale dem non è Luigi Bosco di Campania Libera (ancora per poco). È un politico vero. Democristiano doc. Quindi stratega sottile e lungimirante. E siamo certi che avrà dato la sua disponibilità a ricostruire il Pd ortese. Onorevole Graziano il primo da cacciare è il suo uomo Mimmo Iovinella. Ma senza ingerenze sulla nuova amministrazione comunale frutto di uno schieramento civico trasversale e senza colorazione politica. Stessa posizione di Villano. Che ha sempre detto e ribadito di essersi candidato non per “fare politica” ma per “risolvere i problemi della città”. Sindaco si ricordi anche in futuro queste sue parole: “risolvere i problemi della città”. Noi non le dimenticheremo. E gliele rinfacceremo qualora si dovessero rivelare nei fatti parole vuote. Indaco? Ascoltava, ascoltava. Ma non ha quasi capito un cazzo. I miracoli non esistono.

Mario De Michele

 





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