È domenica. Il mio primo giorno di vacanza. Non mi va di parlare di argomenti troppo impegnativi. Vi racconto una Fabula Atellana. Il protagonista è Gianvin Piccolinus. Di nome e di fatto. Una miseria umana che sfigurerebbe anche davanti a un cumulo di rifiuti indifferenziati. Insomma un escremento vestito da uomo. Tale Piccolinus, pur non possedendo alcuna dote se non quelle della cazzimma e della propensione innata a delinquere, si è arricchito sotto l’Impero di Angelus Brancaccius, detto il “Suinus”. Un dittatore al cui cospetto il matricida, uxoricida e incendiario Nerone appare un docile agnellino. Durante il “Regnum brancaccianiense” l’escremento Piccolinus, potremmo dire la cacchina, ha fatto parte della corte dello spietato imperatore. Ha partecipato a tutti i Bacchanalia (orge) e alle epulae (grandi abbuffate). Senza arte né parte la cacchina Piccolinus è diventato giornalaio presso il Comune dell’Antica Atella. Essendo poi stato uno dei più accurati e servizievoli leccapiedi di Brancaccius fu nominato dal “Suinus” assessore-servitore. Sempre grazie al sanguinario dittatore Piccolinus si trasformò come per miracolo in imprenditore edile, pur non conoscendo la differenza tra un mattone e una tegola. Fu allora che la cacchina divenne un grande pezzo di merda. In confronto a lui imbroglioni, truffatori, evasori fiscali e altri criminali seriali erano uomini probi rispettosi di tutte le leggi.

Ma come spesso accade i soldi accumulati senza sacrifici e capacità danno alla testa. Dopo la metamorfosi da cacchina a pezzo di merda il Piccolinus iniziò a condurre una vita da gran signore. Indossava abiti da 2.000 sesterzi (oggi euro), calzava scarpe da 500 sesterzi, viaggiava su bighe (oggi auto) da 50-80mila sesterzi e ogni settimana era cliente fisso dell’allora nota struttura ricettiva Aeneas. Ma i troppi vizi e stravizi lo portano via via alla rovina. E da grande pezzo di merda quale era diventato tornò ad essere una cacchina dando la colpa a Brancaccius il “Suinus”, che ai suoi occhi si trasformò d’un colpo da illuminato imperatore a serial killer. Con gli anni i debiti aumentavano. Per correre ai ripari il Piccolinus iniziò a calcare i campi di calcio. Si mise nelle mani di un celebre allenatore di Succivo. Giocando sporco anche a calcio i guai aumentarono. E l’allenatore con la sua rispettabile consorte si esacerbò molto (oggi si dice si incazzò come una bestia). A quanto pare il coach o mister che di dir si voglia è ancora inferocito al punto che qualora avesse la possibilità di incontrarlo (al momento lui e la moglie hanno le mani legate) lo strangolerebbe. Quando i debiti gli arrivarono fino ai capelli la cacchina iniziò a chiedere in prestito soldi a chiunque avesse anche un solo sesterzio in tasca. Al punto che fu costretto, nella speranza di guadagnare tempo e denaro, a recarsi a Neapolis per acquistare assegni falsi.

La morale della Fabula Atellana è questa: un escremento resta tale anche se si veste da uomo. Lo so, ma spero mi scuserete, ho scritto proprio un pezzo di merda.

Mario De Michele

 

 





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