Lo zio di Nando D’Ambrosio, candidato al consiglio comunale alle elezioni di Orta di Atella, era il prestanome del figlio del capo dei Casalesi Francesco Schiavone Sandokan. E’ quanto emerge delle rivelazioni shock del pentito Luigi D’Ambrosio nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’arresto di Angelo Brancaccio, condannato in primo grado a 8 anni di reclusione per legami con il clan dei Casalesi e quello dei Mallardo di Giugliano. In riferimento agli appalti pubblici negli anni 2006-2008 il collaboratore di giustizia chiama in causa, con dovizia di particolari, Pasquale Garofalo, che è il fratello della madre di Nando D’Ambrosio. Quest’ultimo, oltre a essere in lizza per un posto in Assise, è il promotore della lista di Campania Libera, capeggiata sul piano provinciale dal consigliere regionale Luigi Bosco (consigliere, batta un colpo). Il pentito D’Ambrosio, omonimo guarda caso del baldo giovane leader di Campania Libera ortese, ha dichiarato ai pm della Direzione distrettuale antimafia di Napoli che, proprio grazie ai suoi rapporti con il Nicola Schiavone, figlio di Sandokan, la ditta di Pasquale Garofalo aveva ottenuto uno “sconto” sul pizzo. Il prezzo di “favore” ammontava al 4% sul totale dei lavori”. A corredo delle sue rivelazioni il collaboratore di giustizia riferisce agli inquirenti che lo zio di Nando D’Ambrosio gli raccontò nel 2010 che “si stava separando dalla moglie (Carmela Capuano, ndr), la quale lo minacciava di denunciare i suoi rapporti con Nicola Schiavone”. Pasquale Garofalo e Carmela Capuano in seguito si sono effettivamente separati.

Ma chi è Carmela Capuano? È un nome noto ad Orta di Atella. Si tratta dell’architetto assunta al Comune, dopo un concorso, assieme a Raffaele Villano, cugino del candidato sindaco Andrea Villano. L’assunzione del parente dell’aspirante primo cittadino fu ratificata, mentre quella della Capuano “saltò” per il dissesto finanziario del Comune di Orta. A volte il destino è baro e cieco. E anche beffardo. Martedì scorso (5 giugno) ho incrociato al bar “Brp” l’architetto Capuano mentre era intenta a bere qualcosa assieme al candidato di Campania Libera, il baldo giovane Nando D’Ambrosio. Che è appoggiato, alle elezioni comunali, oltre che dalla Capuano, anche dallo zio Pasquale Garofalo. Spesso si vedono in giro assieme per “fare” voti. Quando parla del ruolo di Garofalo, il pentito dei Casalesi Luigi D’Ambrosio rimarca che la ditta dello zio dell’esponente di Campania Libera “ha costruito diversi immobile in Orta di Atella grazie ai contatti e ai soldi che forniva Nicola Schiavone”. E aggiunge: “Del resto Pasquale Garofalo figurava come prestanome di Nicola Schiavone. Spesso si incontrava sui cantieri con Carmine Iovine e lui stesso mi diceva che “Nicola era forte”. Ricordo tra l’altro - aggiunge il collaboratore di giustizia - che i loro terreni da agricoli venivano trasformati in edificabili grazia a Brancaccio”. Insomma, dalla ricostruzione dei pentiti si evince in modo limpido che il sistema politico-affaristico che ha consentito la nascita di “Orta 2” si basava anche sugli stretti legami tra alcuni imprenditori del posto e il clan dei Casalesi. Per Campania Libera un altro brutto colpo. Oltre ad aver candidato Salvatore Del Prete “Magò”, già questo basterebbe e avanzerebbe, ora scoppia il caso Nando D’Ambrosio. Per il promotore di una lista e aspirante consigliere comunale non è proprio il massimo essere appoggiato alle elezioni da quello che viene definito da un pentito come “il prestanome” del figlio di Sandokan. Campania Libera? Forse ancora per poco.

Mario De Michele

 

 





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