C’è anche una suora tra le 34 persone indagate dalla procura di Salerno nell’ambito dell’inchiesta del Nucleo di polizia giudiziaria della guardia di finanza relativa all’illecito rimborso alle strutture private accreditate presso il servizio sanitario locale riconoscendo ai privati importi superiori ai tetti di spesa assegnati alle Asl. Per i dirigenti dell’Azienda sanitaria il reato contestato è di abuso d’ufficio, falso materiale ed ideologico, per gli amministratori dei centri convenzionati è di peculato. E di questo è accusata, appunto, suor Maria Assunta Longo della Congregazione Suore Salesiane del Sacro cuore, la quale avrebbe ottenuto - stando a quanto contestato dalla procura - aumenti considerevoli rispetto alle somme dovute fino a sfiorare anche i 40mila euro per il centro salernitano con sede in via Vito Lembo. Il sostituto procuratore Silvio Marco Guarriello e i finanzieri della Tributaria, in questi giorni stanno ascoltando tutti gli indagati. Anche nella giornata di ieri hanno cercato di far luce su alcune posizioni che risultano non lineari. Secondo una prima, approssimativa stima, il denaro versato illecitamente ai centri convenzionati sfiora alcuni milioni di euro. Denaro speso, secondo le ipotesi accusatorie, anche per prestazioni - in particolare sui disabili - mai avvenute. In questo modo, non potendo sempre liquidare gli importi richiesti dai centri, i dirigenti dell’Asl mettevano i privati nelle condizioni di richiedere decreti ingiuntivi ai quali non veniva fatta opposizione così che le somme intascate potevano esser condivise con chi «autorizzava» pagamenti non leciti.

 





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