Il termine cambiamento è abusato. Troppo. Ed è stato inghiottito dal vortice dell’insignificanza. Come l’immancabile slogan voltare pagina. Quasi sempre sono parole vuote. Frasi fatte del frasario della politica. Si pronunciano e durano il tempo fonetico. Dopo un secondo si perdono nel vocabolario dell’ipocrisia, delle cose dette ma non pensate. E quindi mai praticate, solo predicate. Il sindaco di Casapesenna Marcello De Rosa invece sembra un alieno. Quello che dice, poi lo fa. Fa parte di quei rappresentanti istituzionali in via d’estinzione, se si osserva anche da lontano il degrado in cui è sprofondata la politica negli ultimi anni. La parola d’ordine della sua campagna elettorale è stata legalità. Ha vinto. E ha mantenuto l’impegno. Strano, vero? In tre anni di amministrazione il Comune ha assegnato al consorzio Agrorinasce (presieduto da un viceprefetto) la gestione degli stabilimenti che sorgeranno nella zona Pip. Ha realizzato l’sola ecologica su un’area sottratta alla camorra. Ha ordinato e ottenuto l’abbattimento della casa della famiglia del boss Michele Zagaria. E ora la giunta De Rosa ha approvato il progetto per la realizzazione di un caseificio sociale per produzione e vendita di prodotti caseari e tipici del territorio. Un’opera importantissima di 1,5 milioni di euro finanziata con i fondi regionali destinati al riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Il caseificio sociale sorgerà su un altro luogo simbolo della lotta contro la camorra: su un terreno di circa 2000 mq, su cui insiste anche un immobile di oltre 600 metri mq, di proprietà di Beatrice Zagaria, sorella del super boss Michele Zagaria. La faraonica abitazione della germana di uno dei capi dei Casalesi sarà riconvertita a caseificio, mentre il terreno circostante, vastissimo, verrà utilizzato per la produzione di mozzarella e formaggi e di altri prodotti doc. Insomma, nel caso di De Rosa la parola legalità non si è esaurita in uno slogan elettorale. Ha preso corpo. E ha prodotto risultati concreti fondamentali per consentire a Casapesenna di voltare pagina. Nell’attuazione del progetto l’amministrazione De Rosa si pone come obiettivo il coinvolgimento delle associazioni e delle cooperative sociali locali per creare occasioni di lavoro e favorire lo sviluppo locale.

Personalmente auspico che il bando pubblico non sarà vinto dai soliti professionisti dell’antimafia, che da “volontari” negli anni si sono trasformati in affaristi, nel senso che la loro attività civica ha fruttato un bel po’ di soldi e ha facilitato le carriere di professionisti che altrimenti avrebbero fatto la fame. Dell’area su cui vedrà la luce il caseificio sociale parlò Michele Zagaria durante un’udienza. Il boss citò il bene confiscato alla sorella, lanciando un velato avvertimento al sindaco De Rosa. Respingendo l’accusa di avere influenza sull’amministrazione comunale e sul territorio di Casapesenna dichiarò che se fosse stato vero non avrebbe consentito l’abbattimento della casa di famiglia, in seguito a un’ordinanza del sindaco, né tanto meno la confisca del terreno e dell’abitazione della sorella Beatrice. Il boss, latitante per oltre 14 anni, mostrò un furioso disappunto anche durante un’intercettazione. In quell’occasione fece intendere chiaramente che i provvedimenti della giunta De Rosa avevano arrecato un grave danno economico e di immagine alla sua famiglia. In sostanza, al clan. Ecco, c’è legalità e legalità. C’è quella blaterata ed enunciata per raccogliere voti, ma mai praticata. E c’è quella che invece si traduce in misure e atti contro la camorra. Nonostante le gravi minacce Marcello De Rosa si è battuto e continua a farlo per l’affermazione della legalità. Per lui parlano i fatti. Le chiacchiere sono la specialità della casa dell’anticamorra Spa. Quel sistema, composto da parenti, affini e amici degli amici, che campa sulla lotta alle mafie. E che forse non vuole che i clan siano definitamente spazzati via. Altrimenti sarebbe difficile mettere il piatto a tavola.

Mario De Michele





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