Un consiglio a Giuseppe Dell’Aversana: sprechi meno energie a scrivere interminabili post su Facebook arrampicandosi sugli specchi e rendendosi a tratti ridicolo e si dedichi alla risoluzione dei gravi problemi della città. Il sindaco di Sant’Arpino continua a vivere in un mondo tutto suo e sembra ancora in campagna elettorale. Forse non si è ancora reso conto che chi governa deve dar conto alla collettività di cosa ha fatto e cosa farà per dare risposte concrete e reali (non virtuali) ai cittadini. Lui invece continua a parlare del passato. A incolpare quelli che “c’erano prima”. A piangere un giorno sì e l’altro come un bambino bizzoso per la massa debitoria ereditata dalla precedente amministrazione comunale. Caro Dell’Aversana se non voleva affrontare e trovare soluzioni eque alle difficoltà finanziarie già note a tutti avrebbe potuto non candidarsi e soprattutto si sarebbe dovuto risparmiare i proclami di risanamento dell’ente locale.

Ma lei si sente infallibile e depositario della verità assoluta. Si sente unto dal Signore. Però mi prenda in parola ci crede solo lei. Magari vada a prendere un caffè in un bar, come sempre a scrocco per il suo braccino cortissimo, e si renderà conto che la gente è stanca del suo fastidioso e costante piagnucolio. Anche sul “caso” Acquedotti si sta attenendo al solito stucchevole spartito. “Le casse comunali sono in rosso”… “È colpa di chi ci ha proceduto” e così via. Insomma sempre la stessa musica. A mezzo Fb sta discettando anche sull’universo mondo per difendere una scelta indifendibile, cioè l’ingresso nella società a prevalenza pubblica di cui Orta di Atella è il Comune con le maggiori quote. Si sta soffermando su tutto e tutti ma non risponde all’unica domanda importante per i contribuenti santarpinesi: il canone idrico aumenterà o no? I cittadini pagheranno di più per il consumo dell’acqua? A queste domande semplici semplici il sindaco non risponde. Sapete perché? Perché pur conoscendo la verità non può dirla. Purtroppo per Dell’Aversana le bugie hanno le gambe corte. E i numeri, a lui tanto cari, lo inchiodano alle sue responsabilità. Come si può facilmente verificare dal sito ufficiale della società Acquedotti le tariffe prevedono per i Comuni aderenti un costo di 1,50 al metro cubo. Oggi i contribuenti sborsano 1,20 euro al mc. Con il ritorno nel Corsozio idrico Terra di Lavoro pagherebbero soltanto 0,55 centesimi al mc.

In totale sintonia con Elpidio Del Prete, ex “cavallo di Zorro” del “camorrista” Angelo Brancaccio e di Elpidio Iorio, che si è cibato abbondantemente nel piatto dell’ex sindaco ortese traendo cospicui benefit (poi nei parleremo) il primo cittadino ha invece deciso d’imperio di legarsi mani e piedi all’Acquedotti. Un carrozzone clientelare, per il 49% di proprietà della Ottogas e ideato da Brancaccio per crearsi un bacino elettorale e piazzare amici, parenti e comparielli come nel caso di Iorio. Il prossimo 19 ottobre infatti il consiglio comunale di Sant’Arpino delibererà (è questo il diktat del “Grande Dittatore” Dell’Aversana) l’ingresso del Comune nella società Acquedotti tramite l’acquisto del 2-3% delle quote di Orta. C’è anche un’aggravante. Il sindaco darà tutto il servizio idrico in gestione alla società. Che si occuperà di lettura del consumo dell’acqua, sostituzione o installazione contatori, invio delle bollette e manutenzione. In cambio l’Acquedotti si papperà tutte le entrate tributarie del canone idrico che nel 2017 sono ammontate a circa 450mila euro. Un bel bottino. Facciamo due conti. Gran parte dei Comuni della provincia di Caserta spendono per la manutenzione mediamente di 35-40mila euro annui, affidando tramite gara d’appalto a ditte private i lavori. Attualmente il Comune versa per la bollettazione (invio bollette, lettura del consumo dell’acqua, sostituzione e installazione contatori) 10-15mila euro all’anno a una società privata. Già da questi dati si evince che l’ingresso nell’Acquedotti è decisamente antieconomico per le casse comunali.

Ma andiamo oltre. Per rafforzare l’ufficio tributi il sindaco, con contratto ex articolo 110, ha nominato Margherita Iovine responsabile del settore. Bene. Quella che Dell’Aversana definisce la sua “Ferrari Testa Rossa” si mette in saccoccia 40mila euro all’anno. L’ufficio inoltre è formato da altre 5 unità, tre dipendenti comunali e due lsu. Possibile mai che il settore tributi non sia in grado di provvedere senza costi aggiuntivi alla bollettazione e alla misurazione del consumo idrico? Che senso ha l’incarico alla “Ferrari Testa Rossa” se poi è parcheggiata in garage? Caro sindaco almeno faccia a meno della Iovine così l’ente risparmierebbe 40mila euro annui. Per non parlare del principio politico-amministrativo palesemente incoerente con le passate battaglie del primo cittadino e della stessa Iovine. Se non ricordiamo male Dell’Aversana era il promotore del comitato anti-Iap. E fece una strenua lotta contro la logica della privatizzazione. Ora il primo cittadino di fatto privatizza il servizio idrico. Del comitato anti-Iap faceva parte anche il presidente del consiglio Ivana Tinto, la donna per eccellenza del sindaco. Ovviamente anche lei che politicamente pende dalle labbra di Dell’Aversana ha fatto dietrofront.

In conclusione vorremmo porre una domanda al sindaco: poiché parliamo di centinaia e centinaia di migliaia di euro che intascherà l’Acquedotti perché il Comune non pubblica un bando? Perché non si effettua una gara d’appalto per valutare eventuali migliori offerte? La decisione di non procedere a un gara pubblica induce a diverse supposizioni. Forse ci sono figli da sistemare e clientele da coltivare? Vedremo. Certo è che i cittadini di Sant’Arpino si vedranno recapitare in futuro bollette dell’acqua molto più care. Circa cento euro in più a famiglia. Egregio sindaco Dell’Aversana invece di perdere tempo prezioso a scrivere fiumi di parole su Fb risponda con due righe alle nostre semplici domande. Grazie in anticipo.

Mario De Michele

 

 





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