di Mario De Michele

Vocabolario Treccani, voce pentimento: “Sentimento di rimorso, dolore, rammarico per aver fatto cosa che si vorrebbe non aver fatto”. Baratto: “Forma elementare di commercio, consistente nella permuta di una cosa con un’altra, di un bene con un altro bene”. La decisione di Giuseppe Setola di collaborare con la giustizia esige una riflessione sul significato delle parole. Può un individuo che ha ammesso di aver trucidato 46 persone pentirsi di ciò che ha fatto? Oppure, gli conviene farlo per uscire dal carcere duro e ottenere la protezione dello Stato? La contraddizione non è nuova. Non nasce certamente oggi. Nella lotta alla criminalità il dibattito sul pentitismo c’è sempre stato. “E’ utile”, dicono i magistrati. “E’ immorale”, sostengono pezzi della società civile. Ma la presunta conversione sulla via di Damasco di uno stragista come Setola è stata un pugno in faccia. Che ha stordito tutti. “Ho sognato Papa Wojtyla che mi ha detto: `pentiti!´. E’ una delle battute meno riuscite del suo show andato in scena in un’aula di Tribunale, dove alle spalle dei giudici campeggia sempre la scritta a caratteri cubitali: la legge è uguale per tutti. Ma la giustizia è uguale per tutti? Ecco, un’altra domanda che spunta dalle viscere quando Setola dice: “Sono dispiaciuto per Casal di Principe”. Che voltastomaco. Un pluriassassino sadico non prova dispiacere. Non conosce sentimenti di rimorso chi si “bacia in bocca” con il killer di Domenico Noviello, ucciso brutalmente perché era “un imprenditore che aveva denunciato e doveva morire per costringere anche gli altri a pagare”. Siamo tornati in piena epoca stragista, con la differenza che il cattivo diventa buono. Si pente. Dice di voler collaborare con la giustizia. E avanza già le prime precise richieste: “Temo per i miei familiari”. Poi aggiunge: “Ho 35 milioni di euro”. Per la serie: sul mio patrimonio possiamo ragionare. E soprattutto sa che gli sarà tolto il 41bis. Vivrà per i prossimi 20 anni protetto dallo Stato. Ecco, lo Stato. È accettabile una “trattativa” (baratto) con uno stragista? Con un uno che ha trascorso buona parte della sua vita sparando e uccidendo? Si dirà: le sue dichiarazioni potrebbero essere preziose per fare luce sul clan dei Casalesi. Forse è così. Ma resta il disgusto. E il dubbio amletico: il (finto) pentimento di Setola è una vittoria per la giustizia o la resa dello Stato?





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