di Mario De Michele

Cambiano i segretari nazionali, quelli regionali e quelli provinciali, eppure il Pd campano resta nel limbo della marginalità. Come colpiti da un sortilegio, i Democratici da molti anni hanno un cammino obbligato e sono costretti a seguire la freccia a senso unico che conduce in un cul de sac. Una palude, per dirla con Renzi. Nella quale sono stati risucchiati anche nelle frenetiche giornate di trattative per la nomina di viceministri e sottosegretari. E ancora una volta, la Campania è risultata politicamente irrilevante. Un tassello fuori posto nel mosaico del governo. Per il partito democratico campano non c’è via d’uscita. Roma concepisce Napoli solo come una colonia. Terra di conquista in occasione delle campagne elettorali. Per il resto la Campania è un contorno, a volte indigesto, quasi sempre da buttare nel cestino della spazzatura.

È stato così con Veltroni, e con Franceschini, e poi con Bersani, e ora con Renzi. Cambia il direttore d’orchestra ma la musica è sempre la stessa: il de profundis. E il Pd campano perde l’ennesima occasione per farsi valere. Per recuperare il terreno perso. Per incassare una parte del credito accumulato in questi anni. Dei nove viceministri e 35 sottosegretari nominati nel primo consiglio dei ministri dell’era Renzi, soltanto uno è campano: Umberto Del Basso De Caro. Certo, la caratura politica e culturale del penalista beneventano è una garanzia. L’ex capogruppo Pd in Regione sarà sicuramente all’altezza del compito e rappresenterà al meglio le istanze del territorio. Ma il dato politico resta inalterato. Ed è incontrovertibile: per i vertici nazionali la Campania conta poco. Quasi nulla.

Però dare la colpa solo ed esclusivamente a Roma è un alibi che non regge. Ci sono gigantesche responsabilità politiche sul piano regionale. Si sa, l’ex leader campano Amendola ha fatto di tutto per distruggere il partito. Obiettivo centrato in pieno. Con il nuovo corso nel solco di Assunta Tartaglione tutti speravano di far cambiare verso alla Campania, anche perché la neosegretaria regionale è renziana. Ma nulla è mutato. Tutto come prima. Un mare monstrum in cui sguazzano personalismi sfrenati. E naufraga qualsiasi abbozzo di proposta politica unitaria con l’indicazione di nomi condivisi. E nella corsa per i sottosegretari, mentre la Picierno tirava la volata per se stessa, e Nicodemo scalpitava, Amendola era impegnato in un forsennato boicottaggio di entrambi.

Troppo presto per una svolta? Probabile. È invece indelebile il segno dell’incapacità di portare a Roma la voce di Napoli. C’è solo un assordante silenzio. Si spengono le luci. E sul Pd campano cala il sipario. O forse non si è mai alzato.





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