di Mario De Michele

Il ragionamento, nel complesso, sarebbe anche condivisibile. Anche il titolo: “Il popolo di merda”. L’errore, grave e imperdonabile, è passare in rassegna i mali dell’Italia e degli italiani mettendo tutto in un unico calderone. Sparare contro tutti e tutto è come non sparare contro nessuno. E Mario Adinolfi, che è, come lui stesso dice, un uomo di mondo dovrebbe saperlo. Invece il commento pubblicato sul suo profilo Facebook, intitolato appunto “Il popolo di merda”, condensa una sorta di demagogia all’incontrario.

E mette assieme i concorsi truccati con la mobilitazione contro i rifiuti tossici, contrappone le giocate alle slot alle partite a poker. Ingredienti per un minestrone indigesto. Il risultato? La denuncia si tramuta in assoluzione. Siamo fatti così, siamo tutti uguali, siamo italiani. E no. Caro Adinolfi, con tutti i nostri difetti, da uno come te non accettiamo prediche. Tu sei l’essenza dell’italiano medio: buono per tutte le stagioni. Prima democristiano, poi del Ppi, dopo del Pd, ora montiano. Insomma, uno che sta sempre a galla. Il rampante 42enne è uno in gamba. Non lo mettiamo in dubbio. Giornalista, scrittore, autore di programmi radiofonici e televisivi. E anche ottimo giocatore di poker. Ma stavolta ha perso la “mano”. E soprattutto l’occasione di non fare, restando in tema, una figura di merda.

Nel suo commento su Fb si chiede: “Perché in Italia si sotterrano milioni di metri cubi di rifiuti tossici per anni per mano di una organizzazione criminale capillarmente diffusa e sostenuta, poi oggi si protesta? Ma che domanda è?! Vorrebbe forse dire che Casalesi e cittadini che sono morti e continuano a morire di cancro sono la stessa cosa?! Oppure che è inutile protestare, che non serve, tanto siamo tutti uguali? Siamo tutti un po’ camorristi, un po’ ladri, un po’ viscidi, insomma italiani.

Caro Adinolfi, noi hai capito un cazzo. Non è la prima volta. E non sarà neanche l’ultima purtroppo. Non si può mettere sullo stesso piano chi si è arricchito con il business dei rifiuti con chi ha subito e subisce le conseguenze letali di quegli affari sporchi. Forse avrebbe taciuto, Adinolfi, se avesse partecipato alla manifestazione di ieri: ventimila persone in strada. Da Orta di Atella a Caivano. Madri, bambini, studenti, anziani. Che issavano le gigantografie dei parenti morti di cancro. Che gridavano: “Noi vogliamo vivere”.

E visto che questo demagogo all’incontrario si pone e ci pone tanti interrogativi, ci consenta di porgliene uno a lui: cos’ha fatto contro la devastazione ambientale dell’area al confine tra Napoli Nord e Caserta Sud quando le sue natiche affondavano comodamente su una poltroncina rossa del Parlamento? Cos’ha fatto e scritto come giornalista? Di cosa ha parlato nei suoi programmi radiofonici e televisivi? Ha taciuto. E ora sale sul pulpito, spara sentenze. E su Fb fa commenti. Di merda.





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