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di Mario De Michele

Nella strenua difesa di Enrico Fabozzi sto conducendo una battaglia impari. Ne sono sempre stato consapevole, fin dal 15 novembre 2011 quando il consigliere regionale fu spedito in carcere per presunti reati di camorra. Allora mi dichiarai in arresto professando la sua innocenza.

Oggi, che l’ex sindaco di Villa Literno è tornato in libertà, dopo quasi un anno di reclusione, accuso quella parte di magistratura e la stragrande maggioranza di persone che confondono la giustizia con il giustizialismo. Non mi accoderò al gregge che segue a testa bassa il campanaccio manettaro.

Mi guida la convinzione dell’onestà di Fabozzi, basata sull’attenta lettura degli atti giudiziari. Due ordinanze di custodia cautelare, che si sono trasformate in una condanna preventiva a quasi un anno di carcere, annullate poi dalla Cassazione. Un impianto accusatorio imperniato sulle bugie (lo ha sancito la Suprema Corte) dei collaboratori di in-giustizia. Accuse ribadite con ostinazione dal pm Antonello Ardituro nel ricorso presentato alla Cassazione contro la scarcerazione di Fabozzi.

Il ricorso in sé non mi sorprende. Anzi, è più che legittimo e coerente con l’impostazione della Dda di Napoli. Ciò che mi sembra raccapricciante sono le motivazioni che hanno indotto gli inquirenti a ricorrere alla Suprema Corte. Le ho apprese leggendo un articolo apparso sul “Mattino”. E dalle prime righe ho avuto la conferma che ormai viviamo in uno Stato di polizia.

Secondo i pm, Fabozzi non andava scarcerato (riporto fedelmente quanto scritto nell’articolo) in quanto potrebbe reiterare il reato nella sua veste di consigliere regionale, carica conquistata in virtù dello scambio di voti. E potrebbe farlo perché il contesto in cui vive e opera non è da “moral suasion”, visto l’alto numero di politici del Casertano coinvolti accusati di rapporti con la camorra e di corruzione.

In altre parole: un amministratore locale dell’Agro aversano deve essere per forza un camorrista o un corrotto. Aberrante. E falso. Innanzitutto, Fabozzi è stato incarcerato (i pm dovrebbero saperlo visto che lo hanno scritto nelle ordinanze) per presunti reati che risalgono al periodo 2003-2008, epoca in cui era sindaco di Villa Literno. Le elezioni regionali, invece, si sono svolte nella primavera 2010, quando lui non era più primo cittadino da circa un anno e mezzo. Quindi l’ipotetico voto di scambio e le altre imputazioni non c’entrano un fico secco con la carica di consigliere regionale. A meno che, in nome del giustizialismo, non si vogliano confutare anche le leggi fisiche di spazio e tempo.

Ancor più raggelanti sono le disquisizioni sociologiche e antropologiche. Per gli inquirenti, in sostanza, gli amministratori locali del Casertano, in particolare dell’Agro aversano, sono tutti in odore di camorra e corruzione. In queste zone non ci sarebbe la “moral suasion” (persuasione morale), per cui il posto più adatto per un politico locale è il carcere. Aberrante e falso, lo ripeterò sempre e per sempre.

Un’altra chicca del ricorso in Cassazione riguarda il giudizio di Ardituro nei confronti dei giudici del Riesame che hanno scarcerato Fabozzi: “giudizi molto severi – si legge sempre nell’articolo del “Mattino” – perché i giudici non avrebbero valutato gli elementi di accusa depositati durante la discussione”. Ma come? I pm esprimono giudizi severi sui giudici! Oddio, non saranno per caso anche loro camorristi o corrotti? Per fortuna, no. Perché in altre sentenze il Riesame di Napoli ha rigettato la richiesta di scarcerazione di Fabozzi.

Sarà che i giudici sono buoni o cattivi a seconda se danno o meno ragione ai pubblici ministeri? Un giorno arriveremo al punto in cui saranno i pm a chiedere l’arresto delle persone e loro stessi decideranno se tenerli in carcere o no. Per il momento dobbiamo rassegnarci (lo facciano anche i pm) all’idea anacronistica che tra accusa e difesa c’è ancora il fastidio di un giudice terzo.

Ma il balletto giudiziario non è finito. La Dda partenopea ha impugnato la scarcerazione di Fabozzi davanti ai giudici della Cassazione, dopo che la Suprema Corte ha già annullato entrambe le ordinanze di custodia cautelare, sancendo l’assoluta mancanza di gravi indizi di colpevolezza a carico dell’ex sindaco di Villa Literno, essendo discordanti e prive di riscontro oggettivo le dichiarazioni dei collaboratori di in-giustizia. Sentenziando, cioè, che i cosiddetti pentiti sono bugiardi.

Ora ci potremmo trovare di fronte al paradosso dell’accoglimento del ricorso dei pm napoletani con il conseguente rinvio al Riesame che verrebbe chiamato nuovamente a decidere sulla carcerazione di Fabozzi. Nel ginepraio dell’assurdo ritrovare la via della ragione è quasi impossibile, soprattutto per chi confonde la giustizia con il giustizialismo.





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