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di Antonio Martucci

Monti si, Monti no, è questo il dilemma che si aggira per l’Italia in questi giorni. Ma questo dilemma non angoscia certo gli italiani alle prese con una crisi che morde da molti mesi e che farà sentire i suoi effetti ancora per tutto l’anno e le previsioni dicono anche per il prossimo.

Alla ipotesi di una candidatura dell’attuale presidente del consiglio, stanno lavorando tutti gli uomini del centro, Fini e Casini in testa, ai quali si è recentemente aggiunto Montezemolo, Marcegaglia, e altre piccole organizzazioni ed associazioni minori. Lo scopo è fin troppo chiaro ed evidente. Seguire le indicazioni dell’economia europea e mondiale che vuole certezze sulla stabilità e scelte politiche e quindi decidere chi deve governare per garantirle.E se questo è un evidente attacco alla sovranità nazionale ed ai principi democratici, poco importa.

Di contro i partiti di centrodestra, in chiara crisi esistenziale, e quelli di centrosinistra, che già si sentono vincitori delle elezioni, ritengono che il premier debba passare sotto le forche caudine del giudizio degli elettori sapendo che ne uscirà con le ossa rotte e ribadire così il primato dei partiti e dei suoi dirigenti. Così si spiega il ritorno in campo di Berlusconi a capo della coalizione ma non candidato a premier e la lotta senza esclusione di colpi di Bersani al rottamatore Renzi.

Un gran bello scenario, non c’è che dire, considerato che sullo sfondo compare il profilo del leader della protesta antipotere ed antipartiti rappresentato da Beppe Grillo ed il suo movimento 5stelle accreditato al 15%. L’ipotesi sulla quale in realtà tutti alla fine si ritrovano è che dopo le elezioni il quadro politico, frastagliato e variopinto, deve tendere alla ingovernabilità e a questo dovrà servire la nuova legge elettorale. Tutti o quasi vincitori e pochissimi vinti.

L’obiettivo è la necessità di ricreare le attuali condizioni con la certificazione popolare accontentando il potere finanziario ed economico sovranazionale. Per i leader dei partiti salvare la propria immagine e conservare un po’ di potere per i prossimi cinque anni. Tutto questo è drammatico. Occorre rifondare l’Italia.





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