di Fabio Di Micco*

Egregio dott. De Michele, in più occasioni ho avuto modo di esprimerle il mio apprezzamento per l’attenzione che da sempre rivolge alle vicende socio-politiche di Orta di Atella, paese che amo e che ho avuto l’onore di rappresentare in Consiglio Comunale. Il lavoro di giornalista rappresenta un anello essenziale e irrinunciabile nella catena di controllo del potere e al di là di qualche piccola, passata divergenza di vedute, lei conserva la mia stima per l’ottimo lavoro svolto a capo di una testata che qui a Orta di Atella ha un cospicuo seguito. Tra i suoi più affezionati lettori può annoverare senz’altro anche me ed è per questo e per i motivi che ho elencato poc’anzi che oggi mi permetto di sollevarle una critica riguardo il suo ultimo articolo dal titolo: “Orta di Atella: il commissario prefettizio e i frati francescani parcheggiano le auto nei posti riservati ai disabili”. La denuncia che lei fa in quell’articolo è sacrosanta e racconta un episodio riprovevole che va condannato senza se e senza ma. Ciò che ho trovato spiacevole però è la generalizzazione che lei fa rispetto ad una ipotetica mancanza di educazione civica che sarebbe insita nel DNA ortese. Io sono più che sicuro che la sua voleva essere una provocazione, un semplice riferimento agli spiacevoli eventi che negli ultimi anni hanno visto coinvolti buona parte dei nostri amministratori i quali, secondo un vecchio adagio che anch’io conosco, incarnerebbero i vizi e le virtù di chi li ha eletti ma io non sono, non posso essere d’accordo. Gli ortesi sono persone perbene. Certo non tutti, ché ogni famiglia, si sa, ha la sua pecora nera, ma nel complesso non sono peggiori di altri. Un po’ sbruffoni, talvolta maldestri e ingenui, la loro unica colpa è di occuparsi poco di politica. Ma quando questo accade, quando il cittadino si allontana dalla politica, forse sarebbe il caso di ricercare le colpe proprio in quest’ultima. Questo è un popolo che si sente tradito da coloro nei quali aveva posto le proprie speranze di crescita e di riscatto sociale ed economico. E’ un popolo al quale era stata prospettata una città nuova, funzionante e funzionale. E’ un popolo che, invece, si è trovato scippato della propria identità. E’ un popolo che si sta risvegliando da un brutto sogno e che pian piano sta tornando alla realtà. E’ un popolo di lavoratori, di padri e di madri, che meritano rispetto. Nella speranza che il mio pensiero rispecchi anche il suo, le stringo la mano e le auguro buon lavoro.

*Movimento 5 Stelle Orta di Atella

 

NOTA A MARGINE DEL DIRETTORE RESPONSABILE

Non posso che condividere appieno l'intervento dello stimato dott. Fabio Di Micco, il quale anche stavolta conferma, qualora ce ne fosse ancora bisogno, di essere onesto intellettualmente e un esponente politico a cui sta a cuore il futuro di Orta di Atella. Il pentastellato ha colto l'essenza dell'articolo a mia firma (clicca qui per leggerlo). Chi mi segue con assiduità e senza preconcetti beceri sa che il mio stile giornalistico è sempre provocatorio. Lo è sia perché reputo che sia il modo più efficace per aprire una discussione seria, anche critica rispetto alle cose che scrivo, sia perché sono fatto così, è il mio modo di essere e di approcciarmi al mio mestiere e alle questioni di cui mi occupo. Un altro tratto distintivo del mio modo (modesto) di lavorare è l'ironia mista all'umorismo pirandelliano fino ad arrivare a toni caustici. Detto questo, mi sembra pleonastico precisare che non ho mai pensato, non penso e non penserò mai che i cittadini ortesi siano geneticamente propensi all'illegalità. Anzi, e vi prego di credermi, sono convinto senza tentennamenti che la grande maggioranza della popolazione di Orta di Atella sia integerrima e ligia alle leggi. La mia provocazione, come dice giustamente Di Micco, mira soltanto a sollevare una problematica, a mio avviso, seria e reale: nel corso degli anni si è diffuso un atteggiamento di totale sfiducia nei confronti delle istituzioni tale da indurre in molti a ritenere che la correttezza e il rispetto delle regole non pagano. Tutto qua. Se il mio pensiero è stato travisato è sicuramente colpa mia. Di questo mi scuso con i lettori e con le tantissime persone perbene di Orta di Atella.

Mario De Michele

 





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