di Mario De Michele

A conti fatti e a mente fredda abbozziamo un’analisi sull’esito delle primarie a Caserta con un’occhiata agli scenari futuri. Piacerà a pochi, ne siamo certi. Saremo messi all’indice. Amen. Ce ne faremo una ragione. L’inizio è scontato. Per farci perdonare ricorriamo a Wilde: “Nulla è più indispensabile del superfluo”. Il successo di Carlo Marino lo legittima definitivamente, senza se e senza ma, a candidarsi a sindaco alla guida del centrosinistra. L’esponente dem si è sottoposto al giudizio degli elettori. E ha primeggiato. Chapeau. Di fronte ai numeri c’è poco da filosofeggiare. Ma i numeri, che nelle contese elettorali sono essenziali, non vanno mai letti con superficialità, altrimenti si corre il rischio di limitarsi al pallottoliere o alle moderne calcolatrici digitali perdendo di vista il dato politico. Dalle primarie della città capoluogo emergono alcuni elementi chiari. Almeno per noi. Primo. Marino vince ma non stravince. Anzi rischia grosso. Forse anche perché non ha voluto pescare a mani basse (un po’ sì però) nel mare magnum del centrodestra per non sollevare polveroni che avrebbero potuto offuscare la sua vittoria. E ha fatto bene. Secondo. Il già candidato sindaco si è conquistato sul campo la leadership del centrosinistra. Spetta a lui l’onere e l’onore di mettere in piedi una coalizione credibile e vincente. Ma la leadership bisogna saperla esercitare. E soprattutto serve l’intelligenza per scegliere gli interlocutori “privilegiati”. Quelli che offrono maggiori garanzie politico-elettorali. Terzo. Tresca può essere considerato senza tema di smentita il vincitore morale delle primarie. Si dirà: è una magra consolazione. Può darsi, perché a nessuno fa piacere perdere. È però sotto gli occhi di tutti che la sua squadra, capitanata da Franco De Michele, giocava da sola contro il resto del mondo. Il bacino elettorale di Tresca è più identitario e riconoscibile rispetto a quello di Marino, che invece non ha difficoltà a sfondare il perimetro della sinistra toccando anche le sponde della destra moderata. Eppure il candidato dei Giovani turchi ha sfiorato il colpaccio. Lasciando tutti, noi per primi, a bocca aperta. E mettendo a dura prova le coronarie di quasi tutti i mariniani. Escluso Gennaro Falco che ha azzeccato con precisione chirurgica le percentuali dei candidati in ampio anticipo (ne siamo testimoni).

E quindi? Eccoci al quarto punto. Tresca è stato bravo a mobilitare una consistente fetta della sinistra. Più in generale è riuscito a coinvolgere, impresa titanica, quel “mondo” che senza la sua candidatura non sarebbe neanche stato sfiorato dall’idea di “sporcarsi” le mani con le primarie del centrosinistra. Un esempio su tutti: si sono recati alle urne anche giovani dei centri sociali. De Michele, vecchia scuola, gran manovratore e tutto quello che si vuole, ha dimostrato ancora una volta che quando si muove a casa “sua” fa danni, cioè voti. Insomma, Rifare l’Italia, nonostante il disimpegno di Arturo Di Palo e Vincenzo Letizia, costituisce uno dei due pilastri portanti del Pd di Caserta. L’altro, oggi ancora più solido, è rappresentato dai mariniani. Ne discende il quinto elemento. L’autogol più clamoroso che potrebbe commettere Marino è guardare prima altrove, prendendo il largo verso il centrodestra e dando per scontato il pieno sostegno, sempre e comunque, dei Giovani turchi in nome della compartecipazione alle primarie. Non sarà così. Per nulla. E’ giusto, legittimo e sacrosanto che Marino abbia un orizzonte ampio. Perde in partenza se non va oltre il Pd e, osiamo dire, il centrosinistra. È l’uomo più adatto a smussare gli angoli e a trovare punti di incontro anche con quei settori della società che guardano con sospetto al Pd. Ma se si “scopre” troppo a sinistra allora è spacciato. Se non riconosce a Tresca e company un ruolo di primo piano e non considera i Giovani turchi interlocutori “privilegiati” le chance di Marino di vincere le secondarie si assottiglieranno. E arriviamo al sesto punto. Il risultato delle primarie ha raso al suolo i cespugli del circolo dem. Chi ha fatto da spettatore conterà ancora meno di prima. Coloro i quali sono rimasti a casa non toccheranno palla per lungo tempo. Alla luce dell’esito elettorale avrebbero potuto lasciare il segno. Diventare ago della bilancia. Uscire dall’angolo e porsi a centro ring. E invece adesso sono solo dei pugili suonati. Settimo e ultimo punto categorico. I 1554 voti di Marino e 1375 di Tresca sono il frutto del sudore della loro fronte e del lavoro delle rispettive squadre. I big e le big non hanno spostato nulla. Tanto fumo e niente arrosto. Sono abituati a starsene seduti e sedute sulle loro comode poltroncine di velluto rosso. E soprattutto già studiano notte e giorno come restarvi incollati e incollate anche per gli anni a venire. Chiamali fessi.





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