di Mario De Michele

E’ passata, come avevamo ampiamente anticipato, la linea della fermezza di Lorenzo Guerini. “Liste Pd pulite alle regionali”, il diktat romano imposto ad Assunta Tartaglione. E il segretario dei dem campani ha ubbidito cacciando a pedate (verbali) Franco Alfieri e Dionigi Magliulo, rispettivamente sindaci dimissionari di Agropoli e Villa di Briano. Il primo è sotto processo per corruzione nella maxi-inchiesta “Due Torri” su presunti appalti pilotati ai tempi in cui era assessore ai Lavori pubblici della Provincia di Salerno. Il secondo rinviato a giudizio per corruzione elettorale. Linea dura, quindi. E s’intuisce il perché. Il partito si è già sobbarcato il fardello della condanna in primo grado di Vincenzo De Luca per abuso d’ufficio. Altri guai giudiziari a carico di candidati nelle liste sarebbero insostenibili. Bene. Fin qui il ragionamento politico fila. “Abbiamo ingoiato il rospo De Luca perché ha vinto le primarie, andare oltre sarebbe un suicidio, ci massacrerebbero”, hanno rimarcato a Roma. Benissimo. È una scelta politica. Piena di contraddizioni, però. Diamo per buona la “giustificazione” (debole) sul caso De Luca. Concentriamoci sui candidati delle liste. Out quelli sotto processo, dentro i consiglieri regionali uscenti Mario Casillo, Angela Cortese e Nicola Marrazzo indagati per peculato nella vicenda dei rimborsi. Il reato di peculato è punibile fino a 12 anni di carcere. Per giunta su di loro pende la richiesta di rinvio a giudizio da parte del pm Novelli della Procura di Napoli. Figli e figliastri? Vogliamo essere buoni, diciamo di no. C’è stata una cernita politica preventiva sulla base del principio-slogan “i partiti devono intervenire prima della magistratura”. Nella vicenda della Campania il Pd si è fermato ai rinviati a giudizio. D’accordo. Noi siamo garantisti veri. Ma sulla scorta di questo principio-slogan la politica (i vertici nazionali dem) dovrebbe anticipare i magistrati anche rispetto agli eventuali rinvii a giudizio di Casillo, Cortese e Marrazzo. Come? Semplice. Basterebbe dire: “siete candidati ma se finite sotto processo vi impegnate per iscritto a dimettervi dalla carica in caso di elezione, altrimenti il partito vi caccia”. Una sorta di clausola di salvaguardia politica. Candidature sub iudice. Non si dimetterebbe nessuno? Probabile. Quasi certo. In quel caso il Pd farebbe “pulizia postuma” espellendo i rinviati a giudizio. Questa sì che sarebbe una linea dura. Coerente. Guerini lo chiederà? Lo ha già chiesto? Se non l’ha fatto allora quelle dei dem saranno liste pulite solo di facciata. E Alfieri e Magliulo sono i capri espiatori sacrificati sull’altare del (finto) moralismo. I Malaussène del momento. E la Tartaglione cosa fa? La voce grossa con i “deboli”. Il don Abbondio con i potenti di Roma. A proposito: Tartaglione chi?





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