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di Mario De Michele

È senza dubbio efficace e fondato il diktat-slogan “molla l’osso!” rivolto a Raffaele Vitale dalla nutrita pattuglia dei dissidenti del Pd casertano. Che hanno chiesto invano le sue dimissioni e presentato una mozione di sfiducia. Il segretario facente finzione è uscito a brandelli dall’ultima assemblea provinciale. Dopo essersi rimangiato l’accordo sull’Asi, rivendicato con toni enfatici pochi giorni prima, ha proposto ai delegati di votare la mozione Capacchione che dipingeva l’intesa tra dem, Fi e Ncd vergognosa e immorale sia dal punto di vista politico, sia per i nomi (quello di Biagio Lusini in particolare) indicati dal Pd nel nuovo Cda. Alla piroetta, grottesca e umiliante (ha sconfessato se stesso in un batter d’occhio), è seguita la contestuale decisione di azzerare la segreteria. Poi come se nulla fosse accaduto e tutto filasse liscio, il sindaco di Parete è andato avanti, telecomandato dai gruppi Graziano-Stellato, indicendo un incontro con tutti i segretari di circolo della provincia di Caserta, disertato dal 90% dei rappresentanti locali, e lanciando proclami di cambiamento e rilancio dell’azione politica del partito (sic!). Nel frattempo, ha trascurato, forse impegnato tra un cenone e l’altro e qualche sciata a Courmayeur, l’aspetto più importante contenuto nella mozione proposta dalla senatrice Capacchione: la richiesta di dimissioni dal Cda dell’Asi dei componenti sponsorizzati dal Pd. Vitale avrebbe dovuto chiedere al neo presidente del Consorzio Raffaella Pignetti e al sindaco di Teverola Lusini di rinunciare agli incarichi ottenuti grazie al sostegno dei Democrat. Ma dall’assemblea del 20 dicembre il segretario facente finzione non ha mai alzato la cornetta per comunicare, almeno telefonicamente, agli interessati la decisione dei delegati. Finora non ha ancora detto a Pignetti e Lusini: cari amici, già dovete disfare le valigie e lasciare l’Asi. C’è però un altro dato politico da mettere in luce. E riguarda i ribelli. Accogliendo in toto la mozione Capacchione, il telecomandato Vitale ha alzato la posta e ha proposto il ritiro degli esponenti dem da tutti gli enti strumentali e sovracomunali. Due le motivazioni di fondo in linea proprio con la presa di posizione della senatrice. La prima: gli enti strumentali vanno superati perché sono carrozzoni inutili che alimentano solo clientelismo e sperpero di denaro pubblico. La seconda: il Pd non può fare accordi con Forza Italia. Ed è qui che una parte dei rivoltosi entrano in gioco e finiscono in offside. In questa cornice anche Gigino Munno deve mollare l’osso della vicepresidenza del Consorzio Idrico, azzannato grazie a un accordo bipartisan, con la regia di Mimì Zinzi, che in fatto di spartizioni politiche è il “number one”. Ma per adesso al sindaco di Macerata Campania non è passata neanche per l’anticamera del cervello l’idea di rinunciare alla poltrona nell’Idrico. Peraltro fu proprio Munno, a un certo punto delle trattative sull’Asi, in qualità di responsabile enti locali, a dialogare con lo stesso Zinzi e con Mimmo Ventriglia (responsabile enti locali di Fi) per portare a casa un’intesa trasversale. Insomma, la posizione di Munno nella battaglia contro Vitale è quanto meno discutibile. Bazzecole rispetto a Enzo Cappello. L’uomo ovunque del Pd. In cielo, in terra e in ogni luogo. Con un dono dell’ubiquità da far impallidire Padre Pio. L’acchiappa poltrone è contemporaneamente sindaco di Piedimonte Matese, presidente del partito democratico casertano, componente del comitato dei sindaci dell’Asl, delegato dell’Ambito dei Comuni matesini nell’assemblea del Consorzio Asi (di cui il fratello Piero è presidente uscente). E’ inoltre in pole position per diventare presidente dell’associazione “Asso piglia tutto”, rappresentante del circolo bocciofilo “Tutto a me, niente agli altri”, portavoce dell’associazione burraco “Chi tiene in mano vince”, e fondatore del club “Il gioco delle tre carte”. Sulla poltronite cronica di Cappello è al lavoro da anni un’equipe medica di esperti internazionali. Ma tutti gli esperimenti sono miseramente falliti. E le diverse terapie si sono rivelate inefficaci. Da qualche tempo gli scienziati si stanno concentrando sul suo Dna. Da fonti non ufficiali è trapelato che Cappello presenterebbe alcuni tratti genetici canini. Se fosse confermato sarebbe un bel guaio anche per i suoi amici dissidenti. Andategli a dire “molla l’osso!”.





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