di Vincenzo Viglione

Siamo alle solite. L'ennesima proroga, stavolta addirittura di 24 mesi, del cosiddetto “Piano Casa”, la Legge Regionale pubblicata nel 2011 con la quale si pensò di poter dare nuova linfa al mercato edilizio attraverso la possibilità di realizzare interventi finalizzati alla riqualificazione e alla prevenzione del rischio sismico del patrimonio edilizio esistente, dimostra ancora una volta la totale miopia degli enti sovraordinati, la Regione Campania nella fattispecie, nel trattare una tematica di grande impatto in termini di ricadute occupazionali come quella del mercato edilizio.

Con un settore, quello edilizio appunto, praticamente fermo da quasi un decennio, richieste di questo particolare tipo di permesso di costruire, riguardanti opere a farsi (meglio precisarlo, visto che spesso si è scambiato tale strumento con una forma di sanatoria – nda) che nella stragrande maggioranza dei comuni, complici anche vincoli che ne disciplinano l’applicazione, si contano sulle dita, una condizione economica che vede sempre meno soldi nelle tasche dei cittadini costretti a far quadrare le tasse a fine mese, riducendo pressoché a zero le possibilità di investimento, nel mattoncino in questo caso, è quasi naturale chiedersi qual è la strategia che ha spinto il Consiglio Regionale a optare per tale proroga.

Secondo Luciano Passariello, capogruppo in consiglio della compagine di Fratelli d’Italia che ha proposto l’emendamento, poi approvato, col quale è stata estesa la proposta originaria di proroga di 12 mesi, tale strumento «...mette in condizione i Sindaci di poter lavorare meglio, avendo più mesi per programmare gli interventi e dà l’opportunità agli stessi singoli cittadini di poter progettare, in un periodo di grande crisi economica come quello che stiamo vivendo, più a lungo termine eventuali interventi di ristrutturazione e messa in sicurezza».

Bene, a prescindere dal fatto che è molto probabile che i sindaci possano lavorare meglio proprio perché appare piuttosto remota la possibilità che i cittadini decidano di progettare anche un comignolo, sarebbe il caso che sia a livello regionale che a livello nazionale oltre a riporre fiducia nel futuro si cominci a pensare seriamente, non alle solite detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici e/o acquisto di elettrodomestici di classe A, ma all’ipotesi di un piano di incentivi per mettere realmente in condizioni i cittadini di scegliere la via degli interventi auspicati. Se ha funzionato per il mercato dell’auto, perché non mutuare il sistema al mercato edilizio?





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