Soltanto una passione sembra superare l’amore per il Napoli in Campania: il gioco d’azzardo. La regione è sul podio nazionale per quantità di puntate, sfruttando le novità del settore senza dimenticare la tradizione delle schedine nelle ricevitorie. Non senza qualche rischio per la sicurezza dei propri cittadini, che in diversi casi si avvicinano alla ludopatia. Nel 2016 la raccolta in Campania ha superato per la prima volta quota 7 miliardi di euro, attestandosi a 7,2. Soltanto Lazio (7,9) e Lombardia (14,5) hanno un volume di gioco superiore, potendo contare però su più attrezzatture. Rispetto all’anno precedente l’aumento è stato di circa 400 milioni di euro, uno dei più significativi. A pagarne i cittadini, considerando che solo 5,5 miliardi di euro sono ritornati sotto forma di vincite. Con una spesa di 1,7 miliardi di euro, gli abitanti campani perdono in media 373,86€ all’anno al gioco. Non al livello di altre regioni, ma comunque sopra la media nazionale di 339,40€. A dimostrare un certo feeling con le puntate, soprattutto ora che l’online ha portato i vantaggi dei casinò nelle case degli italiani. Passando in rassegna le diverse specialità, la Campania mostra una naturale propensione alle scommesse sportive. Dei 3,4 miliardi di euro puntati nel 2016, 853 milioni arrivano da Napoli e dintorni. Una cifra ineguagliata dalle altre regioni: la Lombardia, al secondo posto, non raggiunge la metà. La spesa complessiva è stata di 144 milioni di euro, scavalcando il precedente record datato 2014. Più o meno stabile la situazione nel bingo, dove con circa 250 milioni di euro annui (costanti nell’ultimo triennio) la Campania rimane prima. I giocatori della zona si stanno affezionando anche ai giochi da casinò, sfruttando tutte le novità delle versioni online. Le ultime annate hanno visto un forte rilancio della roulette, gioco dalle regole semplici ma con una forte tradizione nella coscienza comune.Il vantaggio delle puntate al tavolo della roulette è quello di permettere a diversi tipi di utenti di approcciarsi alle scommesse, non richiedendo uno sforzo mentale notevole né una forte competenza matematica. Il fattore chiave è rappresentato dalla semplicità del gioco, che oltre alle puntate su numeri singoli consente anche altre tipologie di scommesse come quelle split, di strada e la corner, senza richiedere strategie particolari, ma basandosi principalmente sull’intuizione e sul sesto senso del giocatore. Caratteristiche richieste invece dal poker, che infatti in tutta Italia sta perdendo terreno. Il gioco è percepito come settoriale e tecnico dai neofiti, risultando esclusiva dei professionisti o di chi è davvero appassionato. Come nel resto della penisola, anche la Campania deve la maggior parte del suo volume di gioco a videolottery e slot machine. La raccolta è stata di 3,8 miliardi di euro nel 2016, di cui circa 3 sono ritornati agli scommettitori sotto forma di vincita. Le awp presenti sul territorio campano erano circa 41.000 a inizio anno, ma una nuova proposta di legge pone come obiettivo una riduzione drastica entro il 31 dicembre. La speranza è una diminuzione intorno al 30%, arrivando a 27.000. Soltanto la Lombardia finora può contare su un mercato maggiore, sfruttando la presenza di diversi punti caldi dell’azzardo. Il Lazio si posiziona appena dietro la Campania, nonostante Roma sia la città con più macchinette. Il provvedimento immaginato dal governo centrale sembra cogliere lo stato di allerta denunciato da diversi enti locali, che riconoscono il diffuso problema della ludopatia. Una nuova legislazione dovrebbe obbligare l’introduzione del distanziometro (di 150 metri, per il momento) per tutti i luoghi sensibili, lasciando ancora autonomia alle autorità cittadine e provinciali. In tutto questo la Campania ha iniziato ad abbozzare leggi locali per la diminuzione dell’orario di gioco, senza però riuscire a ridurre l’entità del fenomeno. Il 2017 darà i primi numeri a riguardo, iniziando a tracciare un’analisi dettagliata sull’operato della regione.





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