PIANODARDINE - La società SAIRA verso la chiusura, a rischio 80 posti di lavoro. In campo Prc-Fds di Avellino. A intervenire a sostegno delle maestranze è il leader provinciale Tony Della Pia. “Il gruppo Tosoni proprietario della SAIRA di Pianodardine,

azienda che produce elementi per carrozze ferroviarie, unilateralmente ha annunciato la chiusura dello stabilimento Irpino entro il 31 dicembre 2012 lasciando nella totale disperazione 80 famiglie, pur non essendo in uno stato di contrazione produttiva e nonostante l’atteggiamento dialogante deciso dalle organizzazioni sindacali; dal canto nostro nel condannare con forza l’arrogante atteggiamento della proprietà, esprimiamo profonda solidarietà ai lavoratori e incondizionato sostegno a tutte le forme di lotta che gli stessi vorranno organizzare al fine di scongiurare la chiusura del sito. L’Irpinia, come l’intero Mezzogiorno, è vittima di una drammatica destrutturazione produttiva e di un conseguente impoverimento delle masse popolari e lavoratrici, le risposte date alla domanda, su come stimolare sviluppo nel Sud del Paese, mostrano la loro drammatica inadeguatezza; il modello unico di progresso e stato raggiunto solo nella sua forma molecolare e dolorosa dell’emigrazione soprattutto intellettuale. Meglio non è andato sotto l’aspetto dell’arretratezza culturale e morale intesa come subordinazione a poteri reazionari e al costume corruttore del clientelismo”. Viviamo – osserva Della Pia - in un territorio modificato geneticamente da una modernità senza sviluppo, vittima in quanto cavia, di un generalizzato processo di smantellamento del Welfare e dei suoi diritti e stretto nella morsa dell’alleanza tra capitale mafioso e sistemi di potere politico /istituzionale. L’attuale fase di ristrutturazione liberista voluta e governata dalle oligarchie economiche e finanziarie europee - agevolata da un raffinato e ultra decennale processo di destrutturazione sociale, finalizzato a normalizzare le coscienze, può rappresentare per il lrpinia e in modo particolare per le aree interne del Meridione, la definitiva capitolazione di qualsiasi possibilità di riscatto economico e produttivo. I fatti dimostrano questo, siamo di fronte ad un quadro desolante che rivendica giustizia. Occorre quindi reagire con forza, è l’ora della lotta dura, del protagonismo sociale, questo è il momento in cui la massa lavoratrice, duramente colpita dai processi di ristrutturazione capitalistica si liberi dai lacci e laccioli burocratici in cui è imbrigliata e riacquisti capacità di socializzare le difficoltà, divenire massa critica militante uscendo dagli individualismi con la forza dell’aggregazione, valorizzando le esperienze di resistenza, stimolando quanti tentano di inventare un altro modo d’essere nella società. E’ il momento della mobilitazione generalizzata e permanente, quello che sta avvenendo non rappresenta un fenomeno contingente ma un progetto di società, reazionario e antipopolare”.





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