Ha fatto sparire 500mila euro dalle casse dei due uffici postali dove lavorava e per questo gli è stata inflitta una pena di due anni e sei mesi e, come accessoria, la confisca di metà della sua casa. Questa è stata la sentenza del processo svolto con rito abbreviato emessa dal gup Piero Indinnimeo ad una impiegata infedele di Poste Italiane. V.R., difesa dagli avvocati Massimo ed Emiliano Torre, lavorava presso due filiali in periferia di Salerno ed è qui che ha agito, restando comodamente seduta alla sua scrivania e forzando i conti correnti dei clienti dei due uffici. Non è mai stata arrestata perché, appena giunte presso la direzione dell’ufficio postale le prime denunce dei clienti, ha deciso di recarsi spontaneamente, con i propri avvocati, nell’ufficio del sostituto procuratore Francesca Fittipaldi, per confessare quanto accaduto. La donna non avrebbe agito da sola ma insieme ad un complice per il quale, al momento, non sono ancora scattati provvedimenti. Ma, all’impiegata postale «infedele», non ha fatto sconti il gup Piero Indinnimeo che ha respinto, in prima battuta, la richiesta di patteggiamento presentata dal suo legale di fiducia.

 

 





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