Si è svolta questa mattina nella Chiesa Cattedrale di Cerreto Sannita la presentazione del “Dossier regionale sulle povertà 2018”. Iniziativa, questa, promossa dalla Delegazione Regionale Caritas che per la prima volta, da quando quest’iniziativa è nata, ha pensato ad una presentazione itinerante immaginata per stimolare la diffusione di un documento che non vuol essere un mero esercizio analitico ma uno strumento di comprensione della realtà a disposizione di tutti quegli attori che, dentro e fuori le istituzioni, hanno la possibilità ed il dovere etico e morale di intervenire. Mons. Domenico Battaglia, vescovo della diocesi di Cerreto Sannita – Telese – Sant’Agata de’ Goti, mons. Antonio Di Donna, vescovo della diocesi di Acerra e delegato CEC alla Carità, Ciro Grassini, coordinatore scientifico del progetto, don Alessandro Colasanto, Maurizio Petracca, consigliere regionale che presiede la Commissione Agricoltura, e il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, hanno guidato i presenti nella lettura ai raggi x di questa pubblicazione annuale, che comprende tra le altre cose tutti i dati dei Centri di Ascolto delle Caritas, inclusi quelli sul Reddito di Inclusione (REI), Nella sua introduzione, mons. Battaglia ha ricordato che: “Come Chiesa ci è chiesto di ripartire dall’ascolto dei poveri quale processo di reale rinnovamento. Ci è chiesto di farci mediatori della prossimità di Dio, di prendere l’iniziativa, di fare il primo passo, non solo in termini di risposta a un bisogno, in termini di assistenza, ma vivendo la carità come espressione del Regno di Dio vicino, come ricerca di giustizia, come tensione a una solidarietà che possa incidere sulle politiche sociali e alimentare logiche di gratuità, di ricerca del bene comune, perché sia possibile la reale partecipazione degli ultimi, degli esclusi”. Rivolgendosi ai tanti giovani presenti ha poi aggiunto: “Ho nel cuore, e non potrebbe essere diversamente, un pensiero particolare per i giovani. Il vostro grido sale a Dio: il lavoro che manca, la necessità di dovere spesso lasciare la nostra terra, la precarietà che vi accompagna, l’incapacità di credere in un amore che duri per sempre. La speranza rinasca in voi e nelle vostre relazioni, perché voi possiate annunciare oggi che è possibile non essere schiavi di logiche di peccato, di sopruso, della sete di profitto, della smania del potere, che Dio non si stanca di scendere, di vincere le tenebre della paura e della rassegnazione, di donare la sua comunione agli uomini”. Ed ha poi concluso: “Sono gli ultimi che ci consegnano tra le mani il valore e la speranza della nostra vocazione missionaria! È agli ultimi in particolare che il Signore affida il sogno di una Chiesa povera, fedele al Vangelo, che accoglie e si prende cura, che sappia fare della condivisione il sale di ogni progetto pastorale. Una Chiesa prossima, accogliente, vicina a tutti”.

Mons. Di Donna ha invece ricordato che: “La vera povertà radicale è la povertà di lavoro: non solo disoccupati, ma anche cassintegrati, esodo giovani che sta producendo desertificazione e spopolamento dei nostri paesi. Povertà che incide anche sulla salute: non possono permettersi cure e i tempi di attesa della sanità pubblica non aiutano”. Ciro Grassini è poi sceso nello specifico ed ha presentato i numeri del dossier: “La Campania è stata una delle regioni italiane più pesantemente colpite dalla crisi economica e finanziaria degli ultimi anni. Tra il 2008 al ed il 2014 vi è stata una perdita di 15,2 punti di PIL. Malgrado i significativi segnali di rilancio emersi nell’ultimo triennio, con il PIL che tra il 2015 ed il 2017 ha avuto un incremento di 5 punti percentuali, la crescita registrata non è stata capace di compensare le perdite del passato ed i livelli pre-crisi del PIL non sono stati ancora raggiunti mentre la depressione del mercato del lavoro continua a non trovare argini. Tutto ciò si riverbera sulla condizione complessiva di una regione dove la povertà relativa è significativamente cresciuta negli ultimi due anni, passando dal 17,6% del 2015 al 24,4% del 2017, facendo della Campania una delle regioni più povere d’Italia. Numeri confermati dai dati dei Centri di Ascolto Caritas dove, dal 2008, le richieste di aiuto sono passate dal 38,2% al 69%. La crisi occupazionale ha colpito soprattutto i giovani. È per questo che nella stesura del Dossier Povertà 2018, Caritas Campania ha deciso di realizzare un approfondimento sul punto. L’indagine è stata realizzata su di un campione di 1550 soggetti di età compresa tra i 15 ed i 34 anni, intercettati dalle Caritas e dalle Pastorali del lavoro delle diocesi campane, impegnati in attività di studio e formazione o nel mondo del lavoro. Le evidenze emerse raccontano di una generazione altamente qualificata (con una media di laureati leggermente superiore a quella europea e di oltre 15 punti in più di quella nazionale) che vive praticamente in attesa, impossibilitata a rendersi autonoma, a staccarsi dalla famiglia e avere un proprio progetto di vita. Una fotografia allarmante quella che emerge dal focus realizzato dalla delegazione campana della Caritas Italiana per l’edizione 2018 del Dossier Regionale sulle Povertà. Servirebbe una maggiore volontà politico-istituzionale per risolvere questi problemi”.

È stata poi la volta di don Alessandro Colasanto direttore dell’Ufficio di Pastorale Sociale del Lavoro dell’arcidiocesi di Sorrento – Castellammare e membro dell’equipe formativa CEI del Progetto Policoro. Nel focus sulla povertà giovanile, don Colasanto ha tratteggiato i segni distintivi della carità, della dignità, della sussidiarietà e del lavoro ricordando che: “Dietro al grido dei giovani di oggi c’è un bisogno di: fiducia – competenze e abilità – accompagnamento da parte degli adulti. C’è bisogno di una risposta concreta ai bisogni del nostro territorio”. È stata poi la volta di Maurizio Petracca che ha ricordato il grande sforzo della Campania in merito agli investimenti in agricoltura: “Siamo secondi dopo la Lombardia con 1 miliardo e 800 milioni di euro di investimenti in PSR e le richieste avrebbero richiesto uno stanziamento di risorse dieci volte più grande”.

Le conclusioni sono state affidate al cardinale Crescenzio Sepe che voluto sottolineare: “La Chiesa si butta dentro questi temi che sono sociologici e politici perché vuole dire la sua. La Chiesa non è un apparato filantropico e non fa politica ma sente il dovere, prepotente, ed il diritto di farsi voce di quel Cristo che è venuto sulla terra, che si è incarnato per dare dignità all’uomo, per sollevarlo dalla sua condizione di miseria”. L’arcivescovo di Napoli ha, con forza, rimarcato che: “La Chiesa è chiamata a portare il Vangelo della dignità, che la Chiesa non può tenere gli occhi chiusi di fronte a ciò che riguarda la dignità dell’uomo, che non può praticare il Vangelo della Carità senza aprire gli occhi una realtà così drammatica”. Il cardinale ha poi urlato: “Stiamo perdendo una generazione intera, stiamo perdendo giovani a causa della mancanza di lavoro e oggi nessuno può pensare di risolvere da solo questi problemi, bisogna lavorare insieme e nel rispetto delle proprie competenze perché il problema del lavoro è il problema dei problemi e la maggior parte dei malanni che soffre la nostra società”. Ha, infine, concluso lanciando anche alcune idee di startup: “Dare un lavoro ai giovani, è una esigenza sociale. Se la nostra è una Repubblica fondata sul lavoro è il lavoro non c’è, allora nostra è una Repubblica fondata sul nulla. Abbiamo Chiese chiuse: apriamole con cooperative di giovani. Abbiamo terreni incolti, diamoli a cooperative di giovani. Diamo speranza e fiducia, dichiamo che non vogliamo arrenderci”.

 





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