Per quasi due anni vessato da tre bulli fra i 20 e i 23 anni che lo picchiavano, lo minacciavano di morte e gli estorcevano soldi e gioielli di famiglia, avendolo preso di mira proprio perché figlio di un agiato professionista di Ancona. E' il calvario vissuto da un 17enne e dalla sua famiglia, che si è decisa a denunciare i 3 bulli solo a inizio 2017, dopo aver trasferito il ragazzino per un anno da alcuni parenti in un'altra città, e aver cambiato casa ad Ancona.

Grazie alle indagini e agli elementi di prova raccolti dalla Squadra mobile dorica, diretta da Carlo Pinto, gli stalker, due fratelli e un amico, giovani di etnia rom già denunciati più volte in passato per rapina e altri reati, sono stati arrestati. Ai due fratelli gli agenti hanno sequestrato una pistola ad aria compressa senza tappo rosso, che comunque non sarebbe stata usata per minacciare il ragazzino. Il terzo giovane è stato bloccato a bordo di un treno nella stazione di Ancona, mentre rientrava da Pescara. A firmare le ordinanze di custodia il Gip Antonella Marrone, mentre l'inchiesta è stata coordinata dal pm Rosario Lioniello. Le minacce e le richieste di soldi erano iniziate nel 2015: ''ti ammazziamo'', ''se domani non ci porti 100 euro per te è finita'', il tenore delle frasi rivolte al minorenne, che si era messo anche a rubare anelli e catenine della mamma per soddisfare le richieste dei suoi aguzzini. Ad un certo punto anche i genitori si erano accorti di quello che stava succedendo al figlio, e il padre aveva affrontato da solo i tre ventenni, cercando di farli ragionare. ''L'uomo temeva rappresaglie ancora più gravi ­ ha spiegato Pinto ­, per questo non si è rivolto subito alle forze di polizia, cosa che invece avrebbe dovuto fare immediatamente''. La famiglia ha preferito trasferire il ragazzo fuori Ancona per un anno, ma al ritorno, i tre bulli erano lì ad aspettarlo: l'hanno incrociato lungo il corso cittadino, e tutto è ricominciato da capo. Inutile anche il trasloco. Una vicenda ''gravissima'', ha sottolineato il dirigente della Mobile, rivolgendo un appello alle famiglie perché si rivolgano alla Questura ai primi segnali di disagio dei figli per atti di bullismo.

 





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