Non arretra di un millimetro il Pm Paola Da Forno sulla corruzione dilagante emersa dalle sue indagini nei comuni di Lusciano e Villa Literno. Questo si evince dall’appello di Riesame in cui il Pm chiede di rivedere alcuni punti della sua richiesta non evasi dal Gip Antonella Terzi. La Da Forno aveva richiesto in base agli elementi dell’attività investigativa 33 misure cautelari personali a carico di altrettante persone responsabili a vario titolo di una serie di reati. Lo scorso 26 novembre sulla base di questo atto il Gip aveva disposto 4 misure cautelari di arresti domiciliari nei confronti di Nicola Tamburrino, Giuseppe D’Ausilio, Salvatore e Francesco Nicchiniello. Una parte della richiesta non era di sua competenza.

Il resto veniva rigettato. Ma il Pm non ci sta e fa ricorso. Gli oggetti dell’appello di Riesame sono sempre l’appalto del rifacimento fognario del comune di Lusciano effettuato, da quanto emerso, in maniera fraudolenta presentando progetti desueti (e poi portando avanti un iter anomalo) e le azioni corruttive e falsificatorie effettuate a Villa Literno, iniziate a ridosso delle ultime elezioni amministrative e poi reiterate dopo. Per Lusciano si parla di 12.993.969, 64 euro di fondi europei ottenuti nell’ambito del POR Campania. Somme ottenute, secondo l’accusa, falsificando, omettendo e frodando. La Da Forno insiste in base di gravi indizi di colpevolezza sul fatto che l’Ente non poteva ottenere il finanziamento “per assenza dei requisiti di partecipazione al relativo bando”. Non solo. “La condotta criminosa” dopo l’ottenimento dei soldi era finalizzata a pagare tecnici, collaudatore e titolari dell’impresa (Nicchiniello) sulla base di “prestazioni o servizi inesistenti o non conformi a quanto previsto dal contratto”.

In particolare viene messo in luce come a carico del sindaco Nicola Esposito e dell’assessore Nicola Grimaldi “è stato riscontrato il vantaggio di mantenere asservita, alle loro richieste la funzione dei dirigenti e degli impiegati dell’Ufficio Tecnico Comunale di Lusciano, necessaria a conservare il consenso dei propri elettori, nonché a procurare a terzi indebite utilità derivanti dai lavori extra-contrattuali richiesti all’impresa appaltatrice e pagati con i soldi del finanziamento destinati ad altri lavori”. Per questo quindi l’accusa di corruzione si conferma e si determina anche in luogo di una mediazione realizzata per il raggiungimento man mano dei vari indebiti obiettivi. Tutto l’iter scellerato si divide in varie fasi oggetto dei precedenti articoli di Campania Notizie dedicati al caso. Ora il Pm approfondisce ulteriormente con questa richiesta la validità delle ragioni maturate in seguito all’attività investigativa. Passo dopo passo racconteremo ulteriori dettagli delle condotte degli amministratori pubblici finiti sotto la lente di ingrandimento per le loro condotte anomale.

Valentina Piermalese

(continua…)

 





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