Indagato per omicidio colposo il carabiniere che ha fatto fuoco contro il ragazzo di 19 anni armato di pistola giocattolo. Un atto dovuto per continuare le indagini sullo scherzo finito in tragedia. "Tra ieri pomeriggio e questa mattina abbiamo ascoltato una ventina di persone per avere un quadro completo di quanto accaduto.

C'è stata massima collaborazione sia da parte del carabiniere che ha sparato e del suo collega, che degli amici e dei parenti del ragazzo deceduto". Lo ha detto il procuratore capo Franco Sebastio, che ha ultimato poco fa gli interrogatori di persone informate sui fatti nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di William Perrone, il 19enne ucciso l'altra notte da un carabiniere durante servizi di controllo nelle campagne di Laterza. "Sicuramente - ha aggiunto il procuratore - è stato un fatto colposo. L'iscrizione del militare nei registro degli indagati è un atto dovuto. Attendiamo il completamento degli accertamenti tecnici per ricostruire esattamente anche la dinamica di quanto accaduto e verificare se vi sono stati eccessi da parte del militare e valutare anche le possibili giustificazioni". Oggi pomeriggio i medici Francesco Introna e Marcello Chironi effettueranno l'autopsia nell'ospedale di Castellaneta dove è stata composta la salma di William Perrone. Per il colonnello Antonio Servedio, comandante del Reparto operativo dei carabinieri di Taranto, il reato per il quale la procura ha iscritto il militare nel registro degli indagati tiene conto dell'errore nel quale egli è caduto facendo il suo lavoro."L'ipotesi di reato formulata dagli inquirenti è quella di omicidio colposo in relazione all'art.59 del codice penale, che fa riferimento a una circostanza erroneamente supposta: la presenza della pistola che ovviamente chi era lì in quel momento ha ritenuto fosse vera e invece poi si è scoperto essere un'arma giocattolo". L'iscrizione - ha rilevato Servedio - "è un atto dovuto per l'espletamento dell'autopsia". "La posizione del militare - aggiunge l'ufficiale - è di gran lunga ridimensionata da questa ipotesi che è una scriminante putativa assimilabile ad una causa di giustificazione reale. L'errore, dice la legge, deve essere sempre valutato a favore dell'agente a meno che non ci sia colpa, ma non è questo il caso" (art.59 cp, quarto comma: "Se l'agente ritiene per errore che esistano circostanze di esclusione della pena, queste sono sempre valutate a favore di lui. Tuttavia, se si tratta di errore determinato da colpa, la punibilità non è esclusa, quando il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo").

 





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