Grazie all’autorevole intervento del Ministro Bray, finalmente la Reggia di Caserta torna ad essere protagonista nel dibattito nazionale. Esce dallo stato di degrado in cui era stata ridotta, anche per l’ignavia di chi gestiva questo bene patrimonio dell’Unesco e delle istituzioni competenti a livello locale e nazionale.

Si comincia a parlare di progetti per rilanciare il ruolo prestigioso che il monumento vanvitelliano può e deve avere nel quadro dei nuovi processi di sviluppo e di innovazione: non solo come grande attrattore culturale e turistico, ma ancor più come volano per una politica di tutela, di manutenzione e seria valorizzazione del nostro ricco patrimonio artistico e di beni culturali.

 

Senza inseguire chimere come quelle di Versailles o della Venaria, è giunto il momento di pensare a progetti concreti, a partire dall’ipotesi di un vero e proprio distretto culturale evoluto con perno sulla Reggia e sugli itinerari dei Siti Reali (elaborato e progettato da Aislo) – in coerenza con le buone pratiche avviate in tante regioni italiane e nel mondo,dimenticato nei cassetti della Provincia di Caserta. Come piazze del sapere intendiamo rilanciare questa idea di “Ri-conoscere Caserta”.

A tal fine si è aperto un acceso dibattito sulla proposta di realizzare un Polo Museale con Decreto Ministeriale, che va visto con attenzione per le ricadute che può avere sul destino del complesso vanvitelliano. Per una volta tanto evitiamo di dividerci tra favorevoli e contrari per partito preso per entrare nel merito. In primo luogo vanno evitati interventi paracadutati dall’alto per puntare su una partecipazione consapevole della città e delle sue istituzioni per costruire un futuro diverso (a partire da quelle più competenti, come l’università ed il mondo della cultura).

Per questo ci sembrano pertinenti le preoccupazioni ed osservazioni espresse da “Costruzione Democratica” che rivendica un’ alternativa al Polo Museale per non smarrire l’identità storica e culturale del nostro territorio che si regge proprio sui suoi maggiori monumenti, come la Reggia, San Leucio e l’Acquedotto Carolino – che insieme costituiscono il sito UNESCO di Caserta soggetto a grave degrado. Ci sembrano da valutare con attenzione le considerazioni espresse nel documento che definisce la proposta di includere la Reggia nel Polo Museale di Napoli come “insufficiente, inefficace e pericolosa”.

Ancora di più ci appare interessante la proposta avanzata in alternativa: di istituire una Soprintendenza Speciale per la gestione del sito Unesco e distretto di utenza, con competenza per i Beni architettonici, paesaggistici e storico-artistici (Reggia, San Leucio, Acquedotto Carolino) e con una autonomia scientifica, finanziaria, organizzativa e contabile.

Dopo l’università (che ancora si chiama SUN) ed il Tribunale trasferito ad Aversa come Napoli Nord, ci manca solo che anche la Reggia venga sottratta al territorio dove decise di insediarla il Vanivitelli: quello dei Colli Tifatini, di una Terra di Lavoro allora definita “felix”, che ora va salvata dalla devastazione delle  cave e dei fuochi dell’economia criminale.

Pasquale Iorio, Aislo  - Coordinatore le Piazze del Sapere

Caserta, 7 agosto 2013





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