di Vincenzo Viglione Sant’Agata dei Goti (Benevento), Marcianise (Caserta), Monreale (Palermo), Torre Annunziata (Napoli), Rosarno (Reggio Calabria). Scritti così, i nomi di questi comuni delle province campane, siciliane e calabresi, potrebbero non significare niente, ma alla luce di quanto accaduto in queste ore, con la sparatorie di Maddaloni nella quale Tiziano Della Ratta, carabiniere beneventano è rimasto ucciso, e un altro, Domenico Trombetta, casertano, è stato ferito, e di Roma dove i carabinieri Giuseppe Giangrande, siciliano,  e Francesco Negri, napoletano, sono stati feriti in maniera molto grave dagli spari esplosi davanti a Palazzo Chigi da un disperato di nome Luigi Preiti, calabrese, dicevamo, i nomi di quei comuni assumono un significato molto più profondo e degno di riflessioni.

Perché si tratta di comuni meridionali. Perché si tratta di comuni che appartengono a un’enorme rete di comunità, come quella del Mezzogiorno, che da sempre vive un dramma della disoccupazione alla quale i giovani sempre più spesso cercano di sfuggire abbandonando questi territori in cerca di porti migliori, inseguendo una carriera militare che li porta sovente in giro per il mondo a rischiare la pelle tra colpi di kalashnikov ed esplosioni di mine o di kamikaze. La stessa disoccupazione che, quando non diventa terreno fertile per il reclutamento da parte della criminalità organizzata, si trasforma in buia disperazione che  ferocemente al collo di un cittadino che sfoga rabbiosamente il suo malessere nel gesto folle di sparare contro dei carabinieri che, pur con storie diverse, sono tessere di uno stesso mosaico.

Un mosaico che da molti, troppi anni resta orfano del contributo di una politica che le sue tessere, invece di sistemarle al posto giusto, le regala al mondo delle banche, dei poteri forti, di un economia malata che chiude quelle tessere nel cassetto per poterle poi utilizzare come arma di ricatto. E intanto il mosaico, incompleto, crolla miseramente addosso ai cittadini e a quella stessa politica che svegliata di botto dal fragore della detonazione dei colpi di pistola esplosi a Maddaloni e Roma, invece di interrogarsi sulle proprie responsabilità preferisce lanciare strali contro chi l’ha destata dal torpore cimentandosi, come sta già facendo, nello sport più praticato dalla classe dirigente italiana, quello dello scaricabarile.

Si archivierà la pratica dicendo che a Maddaloni è opera di rapinatori criminali, e che a Roma è quella di uno squilibrato fomentato dall’odio seminato dal nemico politico di turno. Ma se è vero che questi criminali o questi squilibrati sono in qualche modo lo specchio della crisi occupazionale e sociale che serpeggia sempre più nel Paese, viene da chiedersi se siano più squilibrati o criminali questi poveracci o coloro che la crisi l’hanno generata.

 

Vincenzo Viglione





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