di Antonio Ciontoli*

Caro Mario, il tuo articolo, intitolato “Renzi contestato a Caserta: la storia non si può rottamare”, rende in poche righe il senso di una dinamica vuota e priva di ogni contenuto, che non rende omaggio alle persone coinvolte, né alle problematiche ed ai bisogni della nostra Nazione. Un vuoto abissale.

Un vulnus quasi naturale di un dopo Berlusconi che pur ci aveva abituato a discutere su gossip e stili di vita inutili...una “ formula magica di crescita e di emancipazione mediatica forte” che non ha lasciato alcuna traccia politiche né di qua, né di la....scusa se non parlo di destra o di sinistra, perché, visto il fallimento di ogni ideologia e l’alleggerimento progressivo dei partiti, divenuti comitati elettorali, dovrei attingere alla valigia dei ricordi essendo un 50enne che annovera tanti anni di impegno e che ha saputo dare a 30 anni la precedenza, rispettando ruoli e storie, ai 40enni e che oggi è già chiamato a rendere il passo ai giovani in attesa della rottamazione che dalle parti nostre si chiama anche "scamazzo". Come dire che si passa da una esagerazione all'altra senza che di politica si riesca a trovare traccia. Per me, tornando all’articolo sono da rottamare più che persone o periodi storici, modelli organizzativi da cui il PD stesso non è avulso.

Non è solo un problema di gerontocrazia, ma anche di ingrati dune verso i problemi ed i rispettivi territori. Una incapacità manifesta di valorizzare iscritti e simpatizzanti liberi da schemi e padrinaggi. Il problema non è D'Alema o la vecchia nomenclatura, ho imparato a mie spese che ogni novità italiana porta dentro e dietro il virus naturale della dissoluzione proprio perché figlia di vecchie logiche fatte di schemi preordinati dietro cui si celano maldestri tentativi di sovversione dello stato naturale delle cose. In questi anni, la politica, purtroppo ha lasciato il passo alla critica senza quartiere al Berlusconi uomo, più che al politico inadempiente.

Addirittura quelli di qua, gli hanno prima dato dignità con la Bicamerale, favorendo anche la doppia caduta di Prodi e la speranza di una visione moderna ed europea della nostra vecchia Italia, per poi somatizzare stili e metodi di governo al punto da accettare un modello elettorale che eliminando le preferenze, offriva a ciascuno la possibilità di divenire più forte eleggendo portaborse e signorine buonasera.

La mia non è una critica acida, né il tentativo disperato di introdurmi in un dibattito che non mi appartiene, ma solo la consapevolezza matura e la presa d'atto di un fallimento storico, che se ha vincoli generazionali ha di sicuro permeato l’intera società compromettendone il futuro. Il buono ed il marcio, purtroppo e meno male, si annidano ovunque e sentirmi criticato solo perché faccio politica in un momento difficile ed in cui è facile essere assimilati a furbacchioni, millantatori e disonesti, è una cosa che mi fa star male ma che non mi impedisce comunque di guardare al futuro con rinnovata fiducia e speranza.

La speranza, il bene comune, i pensieri lunghi, l'orizzonte alto e strategico, ridotti oggi a meri slogan elettorali, sono quelle dimensioni da rimettere al centro della discussione e di una formazione necessaria che dovrà connotare l’impegno ed il ritorno dei giovani in politica. Spesso ci si è allontanati dalle ragioni delle origini, dallo spirito costituente dal sacrificio che molti padri ed eroi della nostra repubblica hanno messo a fondamento della nostra debole democrazia (penso al sacrificio di Moro, di Bachelet, agli insegnamenti di Don Sturzo, De Gasperi, ecc.).

Ai politici di ieri e a quelli di oggi, proverei a chiedere più che la carta di identità i motivi dell’impegno in politica, i risultati prodotti, la passione e l’amore messo in ogni azione a tutela dei propri territori d’origine, lasciando poi all’elettore che deve recuperare il proprio diritto di scelta, la capacità di premiare la testimonianza di vita e la capacità di impegno profusa. Serve un rispolvero e l’individuazione di coscienze pulite ed entusiasmi autentici, più che volti che bucano lo schermo e l’intelligenza della gente.

Questa dovrebbe essere una risposta politica di una società purtroppo dissaldatasi da suoi valori e trasformata in un mega gruppo d’acquisto, quindi edonista ed incapace a drizzare la schiena ora per risalire la china. Mario, scusami, è una considerazione mia nata come apprezzamento al tuo articolo, scritta con velocità e a mezzo cellulare che spero possa farti sentire la vicinanza ed il sostegno a continuare il tuo prezioso impegno.

*Consigliere comunale Caserta





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